5 dicembre 2019
Aggiornato 23:00

Iran, gli escursionisti USA non saranno liberati. E' giallo

Il presidente Mahmoud Ahmadinejad aveva annunciato ieri che i due americani sarebbero stati liberati «entro due giorni». Ahmadinejad sarà all'Assemblea generale dell'ONU la settimana prossima

TEHERAN - L'autorità giudiziaria iraniana ha smentito in un comunicato ogni decisione di liberare i due escursionisti americani detenuti da due anni in Iran, affermando che le notizie pubblicate precedentemente sull'argomento «non sono valide».
Il presidente Mahmoud Ahmadinejad aveva annunciato ieri che i due americani sarebbero stati liberati «entro due giorni», mentre il loro avvocato aveva indicato di essere stato ufficialmente informato della loro prossima liberazione in cambio di una cauzione di 500mila dollari statunitensi.

L'autorità giudiziaria «smentisce le informazioni riguardanti la liberazione di due americani accusati di spionaggio», ha indicato il comunicato. «Una domanda di scarcerazione su cauzione depositata dal loro avvocato è in corso di esame da parte dei giudici incaricati della vicenda», ha aggiunto il testo, «Qualsiasi informazione su questo argomento sarà fornita dall'autorità giudiziaria e nessuna informazione di alcun tipo che proviene da altre fonti è valida», ha sottolineato il comunicato.

Shane Bauer e Josh Fattal, condannati lo scorso 21 agosto ed entrambi 29enni, erano stati arrestati il 31 luglio 2009 alla frontiera irachena con una collazionale, la 32enne Sarah Shourd, rientrata negli Stati Uniti nel settembre 2010 dopo essere stata rilasciata su cauzione per motivi di salute.

Ahmadinejad sarà all'Assemblea generale dell'ONU la settimana prossima - Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad assisterà all'Assemblea generale annuale delle Nazioni Unite a New York, la settima prossima. Lo rende noto il sito internet della presidenza iraniana.
Lo scorso anno, durante il suo intervento al Palazzo di Vetro, Ahmadinejad accusò gli Stati Uniti di aver organizzato gli attacchi dell'11 settembre 2001. Dalla sua prima elezione nel 2005, i discorsi del presidente all'Assemblea generale dell'Onu hanno sempre provocato polemiche.
Nel 2009, una decine di delegazioni, tra cui gli Stati Uniti e la Francia, si è ritirata per protestare contro un intervento di Ahmadinejad giudicato «antisemita e pieno di odio». Oggi, parlando nella provincia di Ardabil, il presidente dell'Iran ha attaccato l'Alleanza Atlantica sostenendo che «le pallottole e le bombe della Nato non saranno mai di buon augurio e non daranno mai la fortuna a un Paese o a una nazione».
«Servono riforme ma senza l'interferenza dell'America o dei suoi alleati», piuttosto attraverso discussioni regionali «intelligenti», facendo riferimento al sostegno occidentale alla «primavera araba». Teheran ha sostenuto i movimenti di contestazione in tutti i Paesi arabi, ad eccezione della Siria, suo principale alleato arabo. La Repubblica islamica sostiene il governo del presidente Bashar al-Assad, cui chiede l'avvio di riforme generali.
La Nato e gli Stati Uniti vogliono realizzare uno scudo missilistico contro la minaccia crescente del lancio di missili a breve e medio raggio a partire dal Medio Oreinte, e in particolare dall'Iran. Oggi, Teheran ha criticato la decisione della Turchia di autorizzare la'installazione sul suo territorio di radar antimissili della Nato.