14 ottobre 2019
Aggiornato 11:30
Respinta al mittente la proposta del Presidente americano

Netanyahu, smacco a Obama: Indifendibili i confini del 1967

Incontro allo Studio Ovale, divergenze tra i due alleati

WASHINGTON - Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha respinto ieri la proposta di Barack Obama di un futuro stato palestinese sulla base dei confini dell'armistizio del 1967, definendola «indifendibile» di fronte al presidente degli Stati Uniti che lo riceveva nel suo Studio ovale.
«Se Israele è pronto a fare compromessi generosi per la pace, non può ritornare alle frontiere del 1967, perché queste sono indifendibili», ha affermato Netanyahu, che ha inflitto per molti un affronto al leader della Casa Bianca di fronte ai giornalisti e alle telecamere. «Una pace fondata su illusioni si schiaccerà alla fine sulle rocce della realtà del Medio Oriente. La sola pace duratura sarà fondata sulla realtà dei fatti intangibili. Perchè ci sia la pace, i palestinesi dovranno accettare alcune realtà fondamentali», ha aggiunto il primo ministro israeliano.

Questa risposta, in occasione della quale Obama è rimasto impassibile, è arrivata ventiquattro ore dopo che il presidente americano aveva irritato e deluso il suo alleato pronunciandosi per la prima volta per uno Stato palestinese sulla base dei confini del 1967, «con scambi sui quali le due parti sarebbero d'accordo». Tale formula significherebbe dover negoziare con i palestinesi l'annessione degli insediamenti in cambio di parti di territorio israeliano, mentre lo stato ebraico riteneva questa annessione acquisita nel caso di accordo di pace. Al termine di una riunione di circa due ore alla Casa Bianca, Obama, che da oltre due anni fallisce nel rilancio del processo di pace, ha riconosciuto ma minimizzato i disaccordi tra i due alleati. «Ovviamente, ci sono alcune divergenze tra di noi su formulazioni e linguaggio, e questo genere di cose capita tra amici, ma siamo completamente d'accordo sul fatto che un vero accordo di pace può essere concluso soltanto se Israele può difendersi definitivamente contro le minacce», ha detto.

All'indomani di un discorso dedicato alle rivolte popolari che scuotono il Medio Oriente da sei mesi, Obama ha ripetuto che «esiste un momento di opportunità da cogliere» per la regione ma ha inoltre messo in guardia dai «pericoli significativi» come «la situazione in Siria, che è ovviamente fonte di preoccupazione acuta per Israele». Da parte sua Netanyahu, che è ritornato sulla riconciliazione tra al Fatah del presidente palestinese Abu Mazen e il movimento islamico Hamas, ha ritenuto che «il presidente Abu Mazen ha una scelta semplice da compiere. Deve decidere se (...) mantiene il suo patto con Hamas o fa la pace con Israele». I palestinesi hanno immediatamente respinto l'affermazione come «ingerenza inaccettabile» e chiesto a Obama di esercitare pressioni su Netanyahu. L'Olp ha assicurato che Israele dovrebbe scegliere tra i principi di Obama e «il riconoscimento della Palestina alle Nazioni Unite» a settembre, una possibilità che preoccupa lo stato ebraico e a cui il presidente americano si è opposto giovedì. Da parte sua, Hamas ha ritenuto che la posizione annunciata da Netanyahu abbia «dimostrato l'assurdità dei negoziati con Israele».

Parlando dopo il colloquio allo Studio ovale, un alto responsabile israeliano ha affermato che Netanyahu ha voluto dire «al mondo intero, nel modo più chiaro possibile (...) che non ritorneremo alle frontiere del 1967, non negozieremo con Hamas e non accoglieremo un solo rifugiato» palestinese. Questo responsabile, sotto copertura di anonimato, ha affermato che il discorso di Obama giovedì aveva posto il problema di «creare attese irragionevoli». Questo palese disaccordo con Netanyahu, a diciotto mesi delle presidenziali del 2012 a cui è candidato, hanno fatto assumere a Obama il rischio di non essere accolto con entusiasmo al congresso annuale della principale lobby filo-israeliana negli Stati Uniti, l'Aipac, dove è previsto domani mattina un suo intervento.