16 luglio 2019
Aggiornato 04:30
Gran Bretagna

Cameron: l'immigrazione minaccia il nostro stile di vita

Il Premier britannico usa toni molto schietti in vista delle elezioni locali

LONDRA - L'immigrazione di massa ha portato a «disagio e disgregazione» in alcune comunità britanniche, perché molti immigrati non hanno voluto integrarsi o imparare la lingua inglese. E' questo il concetto principale che verrà espresso oggi dal premier conservatore britannico David Cameron in quello che si rivelerà come «il più schietto» fra i suoi discorsi da quando si è insediato a Downing Street, a tre settimane dalle elezioni locali.

Il premier si impegna - anticipano oggi i quotidiani britannici - a tagliare con la scure il numero dei permessi agli immigrati, da centinaia di migliaia a decine di migliaia, poiché «per troppo tempo c'è stata troppa immigrazione». Cameron ha anche detto di voler mettere la parola fine ai matrimoni di facciata e ha spiegato come la «sensibilità culturale» non può costituire una minaccia per impedire al governo di agire.

Il leader dei conservatori intende smontare la teoria degli avversari laburisti, secondo i quali parlare di immigrazione equivale ad essere razzisti, un modo «scorretto e falso» di affrontare il problema.

Ma Cameron intende andare oltre e contestare il «welfare state» nel suo complesso, colpevole a suo dire di aver dato vita a una generazione di britannici nullafacenti, che in questo modo hanno spalancato le porte del mercato del lavoro ai migranti. Secondo i dati cui fa riferimento il premier, dei 2,5 milioni di posti di lavoro creati dal 1997, circa tre quarti sono stati occupati da persone non nate in Gran Bretagna.