28 gennaio 2020
Aggiornato 01:00
Yemen

Strage a Taez, 15 manifestanti uccisi

Nel sud l'esercito spara sulla folla che marcia verso la sede del governo

SANA'A - Quindici manifestanti sono stati uccisi dall'esercito a Taez, nel sud dello Yemen. I soldati e la polizia hanno sparato sulla folla di contestatori che marciava verso la sede del governatorato. Ieri, sempre nella città meridionale yemenita, un oppositore è stato freddato dalla polizia mentre strappava un ritratto del presidente contestato Ali Abdallah Saleh.

«Il numero dei morti è salito a 15 e ci sono decine di feriti», ha precisato all'Afp il medico Sadok Shujaa, che guida l'ospedale da campo che cura i contestatori e che in precedenza aveva riferito di 10 manifestanti uccisi. «I soldati e i membri delle forze di sicurezza continuano a sparare sui dimostranti», ha aggiunto.
Anche secondo alcuni testimoni, le vittime sono cadute sotto i colpi dell'esercito e delle forze dell'ordine. I manifestanti hanno nel frattempo raggiunto la sede del governatorato della provincia meridionale yemenita, dove sono stati accolti da raffiche di proiettili sparati da uomini armati, alcuni dei quali posizionati sui tetti dell'edificio governativo.

La strage di Taez rimanda al 18 marzo scorso, quando nella piazza dei contestatori, vicino all'Università nella capitale San'a, gli spari sulla folla costarono la vita a 52 persone e portarono alle diserzioni in massa dei militari, tra cui il generale Ali Mohsen al Ahmar.
Sempre a Taez, ieri un giovane dimostrante è stato raggiunto dai proiettili della polizia mentre strappava un ritratto del presidente contestato Saleh. Il fatto è stato riferito da numerosi testimoni, ma smentito dalle autorità.
Ieri Saleh, di cui i manifestanti chiedono le dimissioni da fine gennaio, ha chiesto all'opposizione di mettere fine alle proteste anti-governative, dicendosi disposto a negoziare «un trasferimento pacifico dei poteri». Le proteste nel paese sono cominciate a fine gennaio.