31 maggio 2020
Aggiornato 06:30
Il giorno dopo i violenti scontri

Albania, Pastoressa: escludo nuove violenze

Parla il vicepresidente della Camera di commercio italo-albanese, imprenditore da 15 anni nel paese: nessuna «guerra civile»

BELGRADO - Il giorno dopo i violenti scontri tra forze dell'ordine e manifestanti antigovernartivi, in cui sono rimasti uccisi tre civili, a Tirana il clima «è assolutamente tranquillo, le aziende non hanno interrotto il loro lavoro ed è una giornata come tutte le altre, anche se di grande rammarico e tristezza per le vittime». A smontare lo scenario «da guerra civile» immortalato dalle immagini arrivate ieri dalla capitale albanese è Vincenzo Pastoressa, vicepresidente della Camera di commercio italo-albanese, contattato telefonicamente da Tmnews, che assicura «nessuno in Albania vuole altre violenze».

Profondo conoscitore del paese dove vive da 15 anni, l'imprenditore esclude il ripetersi dei fatti ieri nelle manifestazioni convocate per la prossima settimana tanto da maggiornaza che da opposizione: «in generale - spiega- nessuno in Albania vuole scenari del genere, ieri si è trattato di una manifestazione che è degenarata per colpa di pochi che hanno perso il controllo come può avvenire, del resto, in qualunque altro paese europeo, ma la maggioranza degli albanesi, indipendentemente dal colore politico, non è per la violenza».

Dal suo ufficio in pieno centro a Tirana, Pastoressa è stato testimone diretto degli scontri di ieri pomeriggio e descrive come «già dalle ore 19:00 la situazione in città era tornata completamente sotto controllo, ho raggiunto a piedi la mia abitazione senza alcun problema, anche se certo si respirava un clima di amarezza, come è comprensibile quando ci sono dei morti».

Ciononostante, l'imprenditore - «alla luce dei contatti diretti che intrattengo tanto con la gente comune, che con i vertici dell'entrourage politico - amministrativo albanese» - non ha dubbi nel decretare che nella repubblica adriatica «la gente è stanca». Il braccio di ferro tra maggioranza e opposizione tiene in ostaggio il paese dalle elezioni legislative di giugno 2009: da allora i socialisti guidati da Edi Rama, boicottano di fatto i lavori parlamentari, poiché non riconoscono la vittoria - a loro detta truccata- del premier di centro destra, Sali Berisha.

In tale quadro, nella fotografia scattata da Pastoressa gli albanesi appaiono più realisti del re: «tutti hanno capito - dice - che ormai il conflitto tra Berisha e Rama è tale da non poter essere risolto a livello locale, senza un intervento internazionale. Ogni persona che sento mi chiede: ma l'Europa dov'è?». Facendosi dunque interprete dei sentimenti predominanti a Tirana, l'imprenditore giudica «timidi e tardivi» i tentativi di mediare una soluzione messi in campo dall'Ue negli ultimi mesi.

«C'è molta delusione» conclude il vicepresidente della Camera di commercio italo-albanese, conscio che i video che inchioderebbero la responsabilità dei militari rpresi mentre sparano sulla folla «non passeranno nell'indifferenza fino a quando gli organi competenti non avranno fatto chiarezza». Seppur in un quadro tanto complesso e incerto, Vincenzo Pastoressa ribadisce la sua previsione per cui «sarà la fiducia e la solidarietà a prevalere nel popolo albanese, non la violenza».

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