20 luglio 2019
Aggiornato 02:31
Afghanistan

Aperte le urne, attaccato comando Nato a Kabul

Razzi anche a Jalalabad e Kandahar. Per gli afgani si tratta della seconda chiamata alle urne dalla caduta del regime talebano, nel 2001

KABUL - In un clima di massima tensione si sono aperti i seggi stamane in Afghanistan: razzi ed esplosioni hanno già scandito le prime ore del mattino a Kabul, la capitale, a Jalalabad, nell'est del Paese, e a Kandahar, nel sud, mentre i talebani hanno impedito l'apertura di almeno un paio di seggi elettorali. Ieri, vigilia del voto, un militare italiano, Alessandro Romani, ha perso la vita nel corso di uno scontro a fuoco con un gruppo di insorti nella regione di Farah.
Per gli afgani si tratta della seconda chiamata alle urne dalla caduta del regime talebano, nel 2001. Oltre dieci milioni di elettori sono chiamati ad eleggere 249 deputati dell'Asseblea nazionale tra i 2.500 candidati. 68 seggi sono riservati alle donne.

LA MINACCIA TALEBANA - Nei giorni scorsi i talebani avevano minacciato a più riprese di voler impedire il voto e hanno rivolto i loro attacchi in particolare contro le forze di sicurezza e il personale impegnato nell'organizzazione delle elezioni. All'alba di oggi, i razzi hanno colpito il centro di comando della Nato a Kabul: «Non ci sono state vittime né danni», ha fatto sapere il portavoce dell'Alleanza. Gli altri razzi, sei, sono caduti su Jalalabad e hanno colpito una casa, «ma non ci sono state vittime», conferma un portavoce della polizia locale. Nel difficile distretto di Surkh Rud, i talebani hanno bloccato due seggi elettorali e pattugliano le strade per impedire alla popolazione di andare a votare.
Ieri, oltre all'attacco contro le truppe italiane, i talebani aveva rapito 18 persone, di cui 10 attivi sostenitori di un candidato e otto funzionali della commissione elettorale. Un candidato è stato sequestrato ad ovest di Kabul.