15 ottobre 2019
Aggiornato 22:30
Esteri. Nucleare iraniano

L'Iran e il progetto di nuove sanzioni: un guaio per Merkel

Germania primo partner Teheran, export crollato del 22% in 3 mesi

BERLINO - Si fa delicata per Angela Merkel la vigilia dell'incontro di domani col premier israeliano Benjamin Netanyahu, a Berlino. Se le indiscrezioni secondo cui il presidente statunitense Barack Obama sarebbe vicino a un accordo con Israele per far ripartire entro fine settembre il piano di pace in Medio Oriente trovassero conferma, allora l'intesa avrebbe conseguenze anche sulla posizione della Germania.

Israele sarebbe infatti disposto ad accettare una sospensione temporanea delle attività edilizie negli insediamenti, in cambio di nuove sanzioni Onu all'Iran. E Berlino - inclusa nel gruppo del 5+1 che negozia sul nucleare iraniano - sarebbe costretta di fatto a dare il suo assenso e a piegarsi all'idea.

Un passo che peserebbe ulteriormente sull'interscambio tra Germania e Iran, già colpito duramente negli ultimi anni dalle misure intraprese dalla comunità internazionale per bloccare i progetti nucleari di Teheran. Tra i Paesi occidentali la Germania è il più grande partner economico di Teheran e il secondo più grande esportatore dietro la Cina. Dopo anni di crescita ininterrotta il volume delle esportazioni tedesche ha conosciuto però negli ultimi tempi un andamento altalenante: salito ancora a ritmi da record nel 2005 (+24%), è calato nel 2006 e nel 2007 (rispettivamente -7 e -13%), riprendendo a salire, anche se a tassi meno accentuati, nel 2008 (+8,9%).

E, complice la crisi, nei primi tre mesi del 2009 le esportazioni tedesche verso l'Iran hanno conosciuto un crollo: -22%. Non a caso le aziende tedesche che intrattengono i legami più stretti con Teheran - a cominciare dall'industria dei macchinari e dell'auto - vedono con preoccupazione un'ulteriore stretta delle sanzioni.

In un'intervista rilasciata a fine giugno Daniel Bernbeck, direttore della Camera di commercio tedesco-iraniana a Teheran, aveva lamentato un peggioramento delle condizioni per chi vuole fare affari con l'Iran e aveva messo esplicitamente in guardia da un embargo commerciale: «l'economia e in particolare le piccole e medie aziende non possono assumersi la responsabilità di obiettivi politici», aveva chiarito Bernbeck.

A peggiorare il clima intorno alle aziende tedesche ci hanno pensato inoltre le rivelazioni stampa degli ultimi mesi: da una parte Siemens e Nokia hanno venduto all'Iran un sistema per sorvegliare le telefonate; dall'altra la bavarese Knauf Gips AG ha minacciato in una lettera di licenziare i dipendenti che avessero deciso di partecipare alle proteste di piazza in Iran contro il risultato delle presidenziali.

Ora sta a Merkel cercare la quadratura del cerchio tra le pressioni internazionali, da una parte, e gli interessi delle aziende tedesche, dall'altra. Le premesse dell'incontro di domani con Netanyahu non sono delle migliori: nei giorni scorsi il quotidiano israeliano Ha'aretz parlava di un incidente diplomatico tra Berlino e Gerusalemme. Il consigliere per la sicurezza di Netanyahu, Uzi Arad, si sarebbe infuriato durante una telefonata col consigliere politico di Merkel, Christoph Heusgen. Arad avrebbe chiesto di non fare della questione degli insediamenti un tema centrale del bilaterale Merkel-Netanyahu e di non affrontarla esplicitamente coi giornalisti. Heusgen avrebbe però respinto l'invito, provocando l'ira del collega israeliano.