13 aprile 2021
Aggiornato 00:30
Mercato immobiliare

Affitti nelle grandi città: crollano domanda e prezzi

Secondo l'ultimo Osservatorio di Immobiliare.it sulle locazioni in Italia, il Coronavirus ha cambiato direzione a tutti gli indicatori del comparto nelle principali città

Ponte Vecchio a Firenze
Ponte Vecchio a Firenze Pixabay

Non solo strade, negozi, stazioni e ristoranti, nelle grandi città d’arte italiane anche gli appartamenti sono rimasti vuoti: complice l’assenza di studenti e lavoratori fuori sede e il fermo turistico, le case non hanno più inquilini e il mercato degli affitti, nell’ultimo anno, ha visto esplodere l’offerta, con record vicini al 200% a Venezia e Milano. Secondo l’ultimo Osservatorio di Immobiliare.it sulle locazioni in Italia, il Coronavirus ha cambiato direzione a tutti gli indicatori del comparto nelle principali città. Se nel pre-pandemia, infatti, in questi centri l’offerta non riusciva a coprire la domanda in costante aumento, oggi si registra una situazione opposta, a cui però non è ancora corrisposto un crollo dei canoni medi richiesti.

Effetto Covid

«L’effetto Covid è stato visibile immediatamente sulle ricerche e sul numero di annunci in locazione - afferma Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it - Quello che osserviamo sul fronte dei prezzi è l’arresto della serie di rincari che durava ormai da diversi anni: i canoni medi richiesti risultano in lieve calo e laddove si riscontrano leggeri aumenti la ragione va ricercata in un’offerta nuova, composta da un maggior numero di immobili di alta gamma, un tempo destinati al turismo».

Tra le sei principali città d’arte italiane, Venezia è quella in cui gli indicatori di mercato segnano la maggiore sofferenza del comparto delle locazioni. Rispetto a febbraio 2020 l’offerta di appartamenti in affitto è aumentata del 216% a cui - di riflesso - è corrisposto un crollo del 50% della domanda e del 5% dei prezzi. Oggi un bilocale in affitto in città ha un canone mensile medio pari a 721 euro.

Milano, emblema delle grandi città in cui la disponibilità di appartamenti non era sufficiente a coprire la domanda, ha registrato in un anno un incremento dell’offerta del 190% con il 41% delle ricerche in meno. Fra tutte rimane quella più cara e il canone medio richiesto per un bilocale è di 1.020 euro al mese, a fronte di un ribasso annuale del 6%.

Seguono, per l’elevato incremento di appartamenti disponibili, Firenze e Bologna, dove in un anno gli annunci di locazione sono aumentati rispettivamente del 184% e 171%. Anche qui prezzi e domanda sono in calo: nel capoluogo toscano rispetto a febbraio 2020 la domanda è scesa del 32% e ancor di più è successo a Bologna, con un crollo del 48% delle richieste. A perdere maggiormente sono stati i canoni di Firenze: -8% in 12 mesi contro il -5% di Bologna. L’affitto medio per un bilocale a Firenze è sceso a 783 euro mentre quello di Bologna si ferma oggi a 754 euro.

Roma e Napoli mostrano gli stessi trend delle altre grandi città d’arte italiane ma con percentuali più contenute, seppur sempre evidenti. Nella Capitale l’offerta è cresciuta del 76% in un anno e la domanda è scesa del 22%. Nel capoluogo partenopeo la disponibilità di appartamenti in affitto è salita dell’81% mentre le ricerche sono scese del 39%. In entrambe le città i prezzi risultano stabili, con un lieve aumento del 3%, giustificato dall’accumulo dell’offerta di maggiore qualità a costi più alti e meno richiesta dagli affittuari.

«Gli immobili adibiti a case vacanze sono tradizionalmente più curati degli altri e chi ne possedeva uno, dopo la pandemia, piuttosto che tenerlo vuoto ha preferito metterlo sul mercato con costi più alti della media e per periodi medio-lunghi - conclude Giordano - Questo da una parte ha contribuito ad aumentare la qualità dello stock in locazione ma dall’altra non ha facilitato l’incontro di domanda e offerta. I locatari rimasti in città infatti continuano a cercare soluzioni a lungo termine mentre i proprietari vorrebbero optare per il medio periodo, in attesa della ripartenza, portando così a un accumulo dell’offerta di cui al momento nessuno beneficia».