25 giugno 2021
Aggiornato 02:30
sharing economy

Chi affitta su AirBnb e piattaforme online

Da una ricerca di Uniplaces è emerso che chi affitta la propria abitazione attraverso le piattaforme di sharing economy non è un professionista del ramo immobiliare: per l’84% di queste persone, infatti, l’affitto di case non rappresenta la sua principale attività

ROMA - Secondo i dati più recenti, che purtroppo risalgono al 2015, gli utenti di Airbnb in Italia hanno incassato ben 394milioni di euro. Altre stime calcolano per il mercato degli affitti brevi online, un valore di riferimento che sfiora il miliardo di euro, per altri, invece, non siamo lontani dai 3 miliardi di euro. Che valga una stima piuttosto che un’altra, i soldini che ruotano intorno a questo settore, quello degli affitti brevi online, sono parecchi. E c'è da dire che Airbnb è solo la principale piattaforma per gli affitti online, insieme alle altre che sono nate a seguire. Di fatto, però, chi decide di affittare attraverso la sharing economy non è un professionista del ramo immobiliare: per l’84% di queste persone, infatti, l’affitto di case non rappresenta la sua principale attività. Un dato confermato dal fatto che, nella maggior parte dei casi, i proprietari dichiarano di avere una sola proprietà da affittare (63% dei rispondenti), o tutt’al più due (20%).

Sharing di esperienze: si diventa coinquilini
E’ questo il dato che emerge da una recente ricerca di Uniplaces, il brand leader nel settore degli affitti per studenti universitari, che ha tracciato il profilo dei proprietari di casa 2.0 in Italia. Per molte di queste persone si tratta di uno sharing vero e proprio, nel senso che nel 38% dei casi le stanze offerte si trovano nello stesso appartamento in cui vive il loro proprietario. Emerge così un altro aspetto peculiare della sharing economy, cioè l’annullamento della distanza tra chi offre un servizio e chi lo acquista: non si diventa solo padrone di casa e affittuario, ma soprattutto coinquilini, condividendo l’esperienza quotidiana del vivere assieme.

Un fenomeno in crescita
«È proprio questo il bello della sharing economy. Consente a chiunque di sfruttare appieno le proprie risorse, riducendo gli sprechi e creando valore anche in modi inaspettati - conferma Giampiero Marinò, Country Manager di Uniplaces per l’Italia -. Grazie agli strumenti online oggi esistenti, chiunque può affittare una proprietà senza sforzo e senza dover sviluppare competenze particolari. Il 35% dei proprietari attivi sulla nostra piattaforma affitta la propria casa da un anno o meno, mentre un altro 23% lo fa da due anni. In molti casi si tratta di persone che hanno deciso di affittare uno spazio proprio perché ora hanno la possibilità di farlo in modo semplice e sicuro, senza grande dispendio di tempo ed energie. Dall’inizio del 2017 in Italia contiamo oltre 600 nuovi proprietari attivi sulla piattaforma, che hanno reso disponibili più di 1000 nuove offerte. Il confronto con lo stesso periodo dell’anno scorso è impressionante: le offerte disponibili sono cresciute del 70%. Nonostante la sharing economy sia un fenomeno relativamente nuovo all’interno del panorama immobiliare, ha già raggiunto dimensioni notevoli: nei primi quattro mesi del 2017 il valore generato per i proprietari supera il milione di euro».

Affittare a breve o lungo termine?
Parlando di sharing economy nel settore immobiliare viene facile l’associazione mentale con gli affitti a scopo turistico: soggiorni a breve termine, che possono essere più rimunerativi per il padrone di casa. Perché così tanti proprietari preferiscono invece affittare per periodi medio-lunghi? Il motivo principale è la maggiore comodità, indicata come determinante dal 78% degli intervistati. Si tratta principalmente, come si è detto, di persone che non aspirano a un coinvolgimento professionale nel mercato immobiliare e che spesso condividono la casa con il proprio inquilino: un soggiorno di lunga durata garantisce tranquillità e la possibilità di stabilire un rapporto di fiducia. Il 40% ritiene inoltre che il pagamento degli affitti sia più sicuro in quanto l’introito è garantito per più mensilità. Il 37% degli intervistati dichiara poi di combinare entrambe le formule, in modo da ottimizzare la rendita: il periodo estivo, quello in cui generalmente studenti e giovani lavoratori tornano nella città d’origine, è infatti la stagione con maggiore richiesta per il mercato turistico. Per chi lo desidera è quindi possibile cogliere il meglio dei due mondi, assicurandosi un’entrata continua per tutto l’anno.