21 febbraio 2020
Aggiornato 10:00
Economia

Italia ancora in stagnazione

Secondo la congiuntura flash di Confindustria, si conferma anche nel 4 trimestre 2019 il persistere di una sostanziale stagnazione. Mercati extra-UE cruciali, ma crescono i rischi

Italia ancora in stagnazione
Italia ancora in stagnazione ANSA

ROMA - In Italia l'economia continua a viaggiare appena sopra lo zero. Secondo la congiuntura flash di Confindustria, si conferma anche nel 4 trimestre 2019 il persistere di una sostanziale stagnazione. L'industria è ancora in difficoltà: a dicembre gli ordini sono in parziale recupero, ma il PMI (Purchasing Managers' Index) è crollato ancor di più (46,2) e il CSC stima una produzione in calo nel trimestre. Nei servizi, invece, il PMI è salito a dicembre, in area di debole crescita (51,1). Confindustria sottolinea come i mercati extra Ue siano «cruciali», ma mette in guardia dai rischi crescenti.

In Italia, gli investimenti non ripartono. La spesa delle imprese è attesa ancora debole, sia nel 4 trimestre 2019 che a inizio 2020. A dicembre, infatti, gli ordini interni dei produttori di beni strumentali hanno recuperato un pò e la fiducia nel manifatturiero è rimasta stabile, ma entrambi gli indicatori sono su livelli molto ridotti. Inoltre, le condizioni per investire restano piuttosto incerte.

Anche il credito è in calo. Invariato ai minimi il costo del credito per le aziende italiane (1,3% a novembre), ma il calo dei volumi di prestiti si sta ampliando pericolosamente (-1,9% annuo). L'indagine qualitativa Istat, infatti, indica che le condizioni di offerta sono state, al margine, ancora ristrette nel 4 trimestre. Si è ridotta solo di poco la quota di imprese che non ha ottenuto il credito richiesto (5,3% a dicembre).

Per quanto riguarda l'occupazione, il Csc ricorda che è ripartita in autunno l'espansione dell'occupazione (+0,2% a ottobre-novembre sul 3 trimestre), trainata dalla componente dipendente, specie a tempo indeterminato. Gli occupati in aumento a ritmi più alti del Pil implicano un calo della produttività del lavoro (-1,3% da inizio 2018).

L'export cresce a fatica. In ottobre è cresciuto del 3,2%, terzo aumento consecutivo, sostenuto dalle vendite extra-UE (deboli però a novembre). Giappone e Svizzera i mercati più dinamici, male in Medio Oriente, Sud America, Cina. Deboli le prospettive: gli ordini esteri sono in lieve risalita a dicembre, dai minimi. Pesano i dazi USA sull'agro-alimentare e le incertezze globali, specie per l'automobilistico.

Dovrebbe proseguire una modesta espansione dei consumi: la fiducia delle famiglie ha recuperato in parte a dicembre, con opinioni più favorevoli sull'economia; sono risalite le immatricolazioni di auto (+2,6% nel 4 trimestre). Tuttavia, la spesa resta frenata da un risparmio elevato; gli ordini interni dei produttori di beni di consumo sono lievemente peggiorati negli ultimi mesi.

A gennaio il rendimento del BTP decennale rimane in media a 1,29%, poco sopra i minimi di ottobre. Quasi invariati i tassi anche negli altri paesi dell'Eurozona (Germania -0,25%). Perciò, lo spread dell'Italia è fermo a 154 punti base. Questi dati confermano che l'effetto degli acquisti BCE (24 miliardi di euro di bond pubblici a novembre-dicembre), è stato già scontato dai mercati.

Anche nell'area euro coesistono dinamiche settoriali opposte: all'acuirsi della fase recessiva nell'industria si contrappone, infatti, la resilienza dei servizi. Nell'industria, le aspettative per i primi mesi del 2020 restano improntate a pessimismo e l'eccesso di capacità produttiva rispetto alla debole domanda rischia di impattare negativamente sull'occupazione del settore. Al contrario nei servizi gli imprenditori si attendono un ulteriore incremento della domanda nei prossimi mesi.

Scarse ripercussioni dell'instabilità sulle Borse dei paesi avanzati, prosegue il Csc, che hanno continuato a salire a dicembre-gennaio, ma a ritmi minori: +4% il listino negli USA, proseguendo il trend di rialzo, che entra nel 12esimo anno. L'euro ha mostrato un marginale rafforzamento da dicembre (fino a 1,12 dollari, da 1,10): se questo trend dovesse proseguire, frenerebbe l'export dell'Eurozona.

La dinamica del commercio mondiale resta fiacca (+0,4% in ottobre). Secondo il PMI globale, gli ordini esteri manifatturieri sono in risalita ma restano in area di contrazione (49,2 a dicembre) e l'industria mondiale rimane appena sulla soglia della stabilità (50,1).

Anche la manifattura USA continua a dare segnali di cedimento: l'indice PMI a dicembre è sceso a 47,2. Tuttavia, l'economia resta in espansione, trainata dai servizi: dopo il buon 3 trimestre per il PIL, solo un lieve rallentamento è atteso nel 4. Segnali deboli vengono dalla fiducia dei consumatori, ma la disoccupazione è tornata ai minimi (3,5%). La dinamica dei prezzi resta sotto l'obiettivo FED (+1,6% annuo al netto di energia e alimentari), ma non sono in vista mosse sui tassi.

Negli ultimi mesi del 2019 la manifattura cinese ha continuato ad espandersi. Il miglioramento dell'outlook, così come si desume dai PMI, è imputabile specie alla più elevata fiducia degli imprenditori, dopo la conclusione con successo del primo round di negoziati commerciali con gli USA. L'espansione cinese si accompagna a quella della manifattura indiana, che accelera ancora, sospinta soprattutto dalla domanda interna, e di quella brasiliana, seppure ad un ritmo più basso a dicembre. La Russia resta fuori dal coro: unica nota positiva è che la contrazione dell'attività si smorza.