27 giugno 2019
Aggiornato 15:30
Banca d'Italia

Ignazio Visco «avverte»: Italia più povera senza l'UE, non aumentare il deficit

Il Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, nelle considerazioni finali, dedica ampio spazio quest'anno al tema dell'Europa e ai benefici che da vent'anni abbiamo con la partecipazione all'euro

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ROMA - L'Italia senza l'Unione Europea sarebbe un paese più povero. È un messaggio semplice e chiaro quello lanciato dal governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, nelle Considerazioni finali. Un lungo intervento nel consueto appuntamento di fine maggio a palazzo Koch, che quest'anno si è svolto subito dopo le Europee, segnate dalla vittoria di un partito sovranista come la Lega. «Saremmo stati più poveri senza l'Europa, lo diventeremmo se dovessimo farne un avversario», ha ammonito Visco. E se la crescita economica è ferma, la risposta non può essere un taglio delle tasse aumentando il deficit: sarebbe una mossa rischiosa e «controproducente». Soprattutto in un momento in cui lo spread si avvicina pericolosamente a quota 300 e cominciano «a emergere segnali di tensione» per il credito alle imprese.

Il destino dell'Italia è quello dell'Europa

«L'appartenenza all'Unione Europea è fondamentale», ha detto il governatore, riecheggiando le parole con cui si concludevano le Considerazioni di un anno fa: «Il destino dell'Italia è quello dell'Europa». Proprio nei giorni in cui il governo si confronta di nuovo con l'Ue sui conti pubblici, per Visco «addossare all'Europa le colpe del nostro disagio è un errore, non porta alcun vantaggio e distrae dai problemi reali».

Cresce il disagio sociale

I problemi reali sono un'economia che «ancora fatica a riprendersi dalla doppia recessione» e la conseguenza è che «ne soffre il lavoro, cresce il disagio sociale». Se il leader leghista Matteo Salvini rilancia la flat tax e un piano di stimolo fiscale da 30 miliardi, il numero uno di Bankitalia mette in guardia l'esecutivo: «Aumenti della spesa pubblica o riduzioni di entrate vanno inseriti in un quadro che ne garantisca la sostenibilità finanziaria e ne precisi intenti, priorità e fonti di finanziamento».

Il «rischio paese» penalizza le banche

Un approccio cauto e misurato, è la linea di Visco, anche perchè la crescita quest'anno sarà «ben inferiore rispetto a quella, già modesta, del 2018». Il debito-Pil di conseguenza dovrebbe peggiorare rispetto alle previsioni del governo, mentre le banche italiane restano «vulnerabili» ai pericoli di una nuova recessione e alle tensioni dei mercati. Il «rischio paese» penalizza gli istituti di credito, con gli effetti negativi di uno spread elevato che colpiscono tutto il sistema produttivo. Infatti, rendimenti delle obbligazioni pubbliche «di 100 punti base più alti determinano una riduzione del Pil dello 0,7% nell'arco di tre anni».

Serve uno sforzo corale

Per risollevarsi è necessario «uno sforzo corale, lungo una direzione di marcia che la politica deve indicare con chiarezza». Uno sforzo che deve essere accompagnato da un ruolo «costruttivo» per il completamento dell'Unione Europea, «con responsabilità e senza pregiudizi». Il senso di responsabilità, per Visco, deve concretizzarsi perfino nelle parole, visto che anche la Banca d'Italia è stata bersagliata spesso dalla politica con attacchi diretti alla sua autonomia. E così le Considerazioni del governatore si sono concluse con una citazione del filosofo Ludwig Wittgenstein («le parole sono azioni») e una dello scrittore Elias Canetti: «Nell'oscurità le parole pesano il doppio».