15 novembre 2018
Aggiornato 23:30

Manovra, Moscovici incontra Tria: «Mi fido di lui». Poi torna all'attacco

A Bruxelles l'incontro tra il presidente della Commissione affari economici e il ministro dell'Economia. Al termine, un nuovo «avvertimento» all'Italia
Il presidente della Commissione Pierre Moscovici con Giovanni Tria a Bruxelles
Il presidente della Commissione Pierre Moscovici con Giovanni Tria a Bruxelles (Olivier Hoslet | ANSA)

BRUXELLES - Sembrava un incontro distensivo. E, in fondo, era iniziato nei migliori dei modi. Il bilaterale tra Pierre Moscovici, commissario Ue agli Affari economici e finanziari, e Giovanni Tria, ministro dell'Economia del governo Conte, è terminato con sorrisi reciproci. Tanto che dalla Cina il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, si era lasciato andare a un commento, diciamo così, diverso: «A me fa piacere che il commissario Moscovici si fidi del nostro ministro dell'Economia. Anche noi ci fidiamo, e tutti insieme abbiamo deciso di portare avanti questa legge di bilancio». Parole che hanno trovato una rispondenza nella prime dichiarazioni di Moscovici: «Il mio interlocutore è Giovanni Tria e sono convinto che abbia capito che l'Italia debba agire nell'ambito delle regole, ma sta a lui dirlo». Poche ore dopo, però, il clima è cambiato.

Il nuovo attacco di Moscovici
Sulla manovra dell'Italia «attendiamo il 13 novembre e non voglio saltare alle conclusioni», ha poi affermato il commissario europeo agli Affari economici. L'Ue ha chiesto al governo italiano di ripresentare il piano di bilancio, quindi «attendiamo una risposta e spero che avremo una risposta». Ma al tempo stesso Moscovici respinge la tesi secondo cui l'impostazione del bilancio italiano, che prevede aumenti della spesa in un contesto di debito già elevato, possa fregiarsi del termine «manovra del popolo». Semmai sono le regole europee, che prescrivono di ridurre l'indebitamento-Pil ad essere «favorevoli al popolo italiano». Perché, ha spiegato Moscovici «un bilancio che aumentasse il debito sarebbe di gran lunga dannoso per gli italiani, perché il fardello sulle loro spalle sarebbe più pesante. Il costo del servizio del debito è 65 miliardi euro l'anno: 1.000 euro l'anno per ogni italiano. E di solito quelli che pagano di più sono i più poveri e i più deboli».

E anche Di Maio cambia tono
Parole che non sono piaciute a Di Maio, che ha immediatamente cambiato tono: «Anche lui è in campagna elettorale per le europee» e «per questo dice che siamo un Paese illiberale. Noi» ha aggiunto il ministro «siamo la seconda forza manifattutiera d'Europa, quando il suo Paese arriverà al nostro livello ci può fare uno squillo e vediamo se siamo illiberali oppure no. Io credo che siamo un Paese che ha portato avanti un'economia con grande difficoltà, grazie ai nostri imprenditori e a coloro che ogni giorno fanno crescere la nostra economia, creando valore. Noi dobbiamo mettercela tutta per assistere il nostro tessuto produttivo, spingerlo e portarlo all'estero, perchè abbiamo grandi potenziali per l'esportazione. Però sentirci dire che addirittura siamo un governo e un'economia illiberale» conclude Di Maio «è veramente una presa in giro da un commissario che ha quelle mansioni e quelle competenze in seno alla Commissione».

L'asse Moscovici - Dombrovskis
Sulla tesi del governo dell'Italia, secondo cui l'espansione del bilancio porterà a più crescita economica e ad una riduzione del debito-Pil «sarò diplomatico» ha replicato Pierre Moscovici: «Non è necessariamente spendendo più soldi che ottieni più crescita e che abbassi il debito. Penso che sia un ragionamento economico su cui bisogna discutere». Ed è qui che è entrato in gioco il Commissario europeo per la stabilità finanziaria, i servizi finanziari e il mercato unico dei capitali Valdis Dombrovskis: «L'Italia in effetti sta agendo apertamente non in linea con le regole; ma non si tratta solo delle regole, noi diciamo anche che c'è in gioco anche lo sviluppo economico. Già ora, l'Italia sta pagando interessi molto più alti per il proprio debito pubblico, e ci sono anche conseguenze sull'economia reale, per le imprese e per i prestiti ai consumatori, e alla fine tutto questo potrebbe rallentare l'economia italiana ancora di più». Ora l'attesa è tutta per giovedì 8 novembre, quando Bruxelles presenterà le previsioni di crescita. Poi il 13 arriverà la risposta dell'Italia...