16 ottobre 2018
Aggiornato 03:30

Cosa può fare Bruxelles in questa partita che è profondamente politica

Quali sono i prossimi possibili passaggi procedurali, in questa partita che non è per niente solo tecnica, ma profondamente politica
Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker
Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker (Olivier Hoslet | EPA)

ROMA - Che cosa succede adesso, fra Roma e Bruxelles, nella polemica ad alta tensione sui conti pubblici italiani? Quali sono i prossimi (possibili) passaggi procedurali, in questa partita che non è per niente solo tecnica, ma profondamente politica? Innanzitutto, le date: i governi hanno tempo fino al 15 ottobre per presentare alla Commissione le loro bozze di bilancio («draft budgetary plan»); la Commissione quindi invia, in genere entro fine novembre, le sue opinioni sui bilanci per i quali non ci sono problemi sostanziali; nei casi più problematici, la Commissione ha una settimana (la terza di ottobre) per inviare delle richieste di chiarimenti urgenti a un governo, se stima che i conti presentati non siano convincenti o siano a rischio di bocciatura; se poi non ha risposte adeguate, entro due settimane (fine ottobre-inizio novembre), l’Esecutivo comunitario può decidere di «respingere» una bozza di bilancio, e chiedere allo Stato membro che gliel’ha comunicato di ripresentarlo ex novo. Entro tre settimane dall’eventuale «bocciatura», poi, il governo che l’ha ricevuta deve rispondere a Bruxelles, presentando una nuova bozza di bilancio.

Bocciatura immediata, o...
Oltre alla bocciatura immediata della bozza di bilancio, che non è mai avvenuta finora per nessun Paese, la Commissione può continuare a mantenere sotto pressione gli Stati membri a seguito della pubblicazione degli aggiornamenti e dei dati macroeconomici, a partire dalle previsioni economiche d’autunno (quest’anno attese attorno all’8 o 9 novembre). Per l’Italia, che scommette su una crescita del Pil oltre l’1,6%, stimolata proprio dalla manovra e dai suoi «moltiplicatori», potrebbe essere questo il momento della verità, se Bruxelles non avrà respinto al mittente già a novembre la sua manovra. La stima di crescita oltre l’1,6%, cioè circa almeno mezzo punto percentuale sopra alla media delle previsioni degli altri istituti, potrebbe risultare poco credibile o non abbastanza fondata, e dunque aggravare le previsioni italiane sui rapporti deficit/Pil e debito/Pil.

Procedura per riduzione del debito
A febbraio poi, quando arrivano i consuntivi che corroborano o modificano i dati macroeconomici del 2018, la Commissione potrebbe sempre ricorrere alla procedura d’infrazione per deficit eccessivo, se si conferma che i tassi di crescita previsti dal governo erano sovrastimati, con tutte le conseguenze del caso su deficit e debito. Resta sempre, inoltre, la spada di Damocle dell’altra procedura, quella legata alla mancata riduzione del debito pubblico, che a questo punto potrebbe essere attivata, probabilmente in primavera.

Anche gli altri Stati contro
Una cosa sembra certa, dopo l’Eurogruppo: l’Italia non se la deve vedere solo con la Commissione, che deve far rispettare le regole del Patto di Stabilità, ma anche con gli Stati membri, che in maggioranza stanno con la Commissione. Lo ha detto senza mezzi termini, a Lussemburgo, il presidente di turno dell’Ecofin, il ministro austriaco delle Finanze Hartwig Loeger. Tria è uscito «rafforzato» dalle discussioni all’Eurogruppo, perché potrà ora chiarire con i suoi interlocutori in Italia quali siano «le aspettative» dei suoi colleghi dell’Eurozona, riguardo alla necessità di rispettare le regole europee, ha detto Loger. E ha aggiunto: «Quando vediamo che viene fuori nelle discussioni che queste regole possono essere violate, mi aspetto dalla Commissione europea che dia una chiara risposta, e penso che anche la maggioranza degli Stati membri chiederà chiaramente che queste regole vengano rispettate».