20 ottobre 2018
Aggiornato 22:49

Lo spread torna oltre 300: riecco l'arma dei mercati contro il governo

Il differenziale tra i Btp e i Bund sale e riparte il ricatto anti-italiano. Proprio come accadde nel 2011 quando costrinse alle dimissioni il governo Berlusconi.
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte (Maurizio Brambatti | ANSA)

ROMA – Lo spread è tornato nel lessico quotidiano degli italiani. Si tratta del divario tra i rendimenti di due titoli, in particolare tra i tassi di interesse tra i titoli di Stato di Italia e Germania sulla scadenza a 10 anni. Questa differenza oggi è arrivata a 300 punti ed è il risultato del rendimento del Btp al 3,37% con quello del Bund allo 0,43%. Ma il termine spread riporta alla memoria tanti capitoli della storia recente dell'Italia.

Reazioni al contratto di governo
A ripercorrere i mesi passati sul mercato dei titoli di Stato, prendendo come riferimento lo spread Btp-Bund, la volatilità delle ultime sedute risalta con ancora più evidenza. Fino alla metà del maggio scorso i movimenti erano infatti tutto sommato contenuti e il differenziale dei tassi, tra obbligazioni pubbliche italiane e tedesche sulla scadenza decennale, era perfino calato a livelli più bassi rispetto a un anno prima. Alla fine di aprile infatti, quando sui mercati si era fatta strada l'ipotesi che un nuovo governo, dovendo tenere assieme tante anime diverse, non avrebbe potuto sfidare regole europee e mercati, lo spread era addirittura sceso a 118 punti base (era il 27 aprile), sui minimi (allora) da quasi 24 mesi. Poi iniziò una progressiva ma modesta e lenta risalita. Fino alla metà di maggio, quando dalla bozza di programma di governo M5S-Lega esplose il caso (poi ritirato, ma era già tardi) dell'idea di chiedere alla Bce un condono su 250 miliardi di euro di debito pubblico italiano. Di colpo il differenziale passò da 130 a 150 punti e iniziò un percorso di incrementi che portò a picchi rivisti solo in queste ultime sessioni.

Assalti alla maggioranza
Il 21 maggio lo spread arrivò a 187 punti, il 24 maggio a 193 il 25 maggio a 206 e il 28 maggio, con l'incarico di governo a Carlo Cottarelli, raggiunse 234 punti. La drammaticità di quelle giornate portò a una volatilità forse anche più marcata di quella attuale, tanto che il 29 maggio lo spread superò i 304 punti e toccò quota 307 punti base anche sui titoli a 2 anni di maturazione, per poi ritracciare di quasi 50 punti base a fine seduta. Lo spread cambiò di nuovo drasticamente rotta quando, sfumato il tentativo su Cottarelli, si concretizzò la formazione di un governo politico tra Lega e Movimento 5 Stelle: il primo giugno il differenziale Italia-Germania segnò una drastica flessione, fino a 216 punti base mentre a piazza Affari l'indice Ftse-Mib brindava con un più 1,49%. Successivamente è subentrata una altalena moderata con lo spread che per diverse settimane ha oscillato tra 210 e 250 punti base. A inizio agosto il quadro iniziò a riadombrarsi, con picchi sopra i 280 punti e un ferragosto in cui gli italiani, magari in spiaggia, sentivano riferire di uno spread a quota 286. Questi valori si trascinarono per alcune settimane ma poi, a inizio settembre, le rassicurazioni del ministro dell'Economia, Giovanni Tria sul rispetto delle regole europee si fecero più insistenti, soprattutto sembravano spalleggiate dalla Lega e lo spread calò fino a 232 punti, il 12 settembre. Poi calò a 224 punti il 17 settembre e a 220 punti il 19 settembre. L'ultima fase è di questi giorni. La politica di bilancio è virata verso una chiara volontà espansiva lo scorso giovedì, il 27 settembre, quando è diventato sempre più chiaro, fino all'annuncio in serata, che M5S e Lega avevano deciso di spingere il livello di deficit-Pil decisamente sopra i valori previsti dai precedenti impegni del Paese: 2,4% dal 2019 e per i successivi due anni. In avvio si seduta lo spread è balzato a 245 punti, con un picco a 250. Il pieno impatto però lo si è visto il giorno successivo, venerdì 28 quando lo spread ha brevemente superato i 280 punti e la borsa è arrivata a cedere oltre il 4%. Oggi l'ultimo gradino, con cui il differenziale è tornato ai massimi raggiunti lo scorso maggio, sopra i 300 punti, anche se il quadro appare meno allarmistico di maggio sui titoli a 2 anni, dove lo spread resta sotto i 200 punti, e su quelli a 5 anni, dove il differenziale è vicino ma inferiore ai 300 punti.

Massimi storici
Allargando lo sguardo, per trovare valori simili a quelli attuali prima del maggio scorso, bisogna risalire al 2013, quando però i differenziali tra titoli di Stato (e non solo sull'Italia) stavano seguendo una dinamica discendente dopo il picco dell'estate del 2012, vicino ai 500 punti. La tensione allora spinse la Bce a reagire con il varo dello scudo antispread, il meccanismo Omt nell'agosto del 2012 (mai attivato, che ancora è disponibile ma che richiederebbe un programma di aiuti e correzione tramite l'Esm). Una mossa che seguiva l'ormai celebre promessa del presidente Mario Draghi, che nel luglio di quell'anno affermò che l'istituzione era pronta a tutto per difendere l'euro. Lo spread andò poi stringendosi ancor più dal 2014, quando ancora la Bce diventò sempre più esplicita sulla possibilità di avviare una manovra di acquisti di titoli di Stato, il quantitative easing che poi venne effettivamente varata a inizio 2015. In precedenza, un'altra fase drammatica di questo indicatore si verificò a fine 2011, con il contagio della crisi della Grecia che poi coinvolse Spagna, Irlanda e Portogallo e con lo spread Btp-Bund sopra i 500 punti e l'avvicendamento del governo Berlusconi con l'esecutivo Monti. Prima di allora (oggi sembra un'altra era) prima della crisi globale di fine 2007, con ancora Prodi al governo, il differenziale Italia Germania raramente superava i 30 punti base.