14 novembre 2018
Aggiornato 04:00

L'involontaria alleanza Salvini-Confindustria: no alla nazionalizzazione di Autostrade

Il ministro dell'Interno e il suo partito dicono no alla statalizzazione, proprio come Boccia. Ecco perché
Il ministro dell'Interno Matteo Salvini e il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia
Il ministro dell'Interno Matteo Salvini e il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia (ANSA)

ROMA - Il governo è diviso sulle azioni da prendere dopo la tragedia di Genova: il Movimento 5 Stelle vorrebbe far tornare le concessioni all'Anas, la Lega non vuol sentire parlare di nazionalizzazione e sarebbe favorevole a un parziale intervento della Cassa depositi e prestiti. Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, è contrario all'ingresso di Cdp in Aspi e il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, in un'intervista al quotidiano La Verità, su questa ipotesi ha detto: «Non mi risulta e mi pare sia stato smentito dal ministero dell'Economia e delle Finanze». Per ora l'amministratore delegato di Cdp, Fabrizio Palermo, non conferma né smentisce: «Non commento, si tratta di società quotate», ha sottolineato il top manager a margine dell'incontro nella sede di Ansaldo Energia a Genova con il governatore della Regione Liguria, Giovanni Toti, l'ad di Fincantieri, Giuseppe Bono, e l'ad di Ansaldo Energia, Giuseppe Zampini, ricordando come il Ministero dei Trasporti si sia «già espresso» sulla vicenda.

Rixi e Toninelli: Cdp un'ipotesi
Non c'è, invece, divergenza sulla procedura di caducazione che riguarda la convenzione con Autostrade, ha aggiunto Toninelli. E sull'ipotesi che la gestione delle autostrade torni all'Anas, con il rischio di creare società pubbliche inefficienti, si è limitato a dire: «Stiamo studiando la soluzione migliore. Ma ci sono tutte le condizioni per evitare errori del passato». Il sottosegretario alle Infrastrutture, il leghista Edoardo Rixi, ha affermato che Cdp può essere un'ipotesi.

Il «niet» di Salvini
Il ministro dell'Interno Matteo Salvini, che si dice «sempre più sconcertato dall'atteggiamento di Autostrade per l'Italia e dalla holding, Atlantia, che invece di tacere e mettere soldi hanno detto che stanno valutando le esternazioni», non lascia spazio per i forse: «Non sono per le nazionalizzazioni ma per un sano rapporto tra pubblico e privato, una sana competizione; non sono un ultrà del tutto pubblico o tutto privato, ma il pubblico deve controllare» ha detto. Dunque una revisione è necessaria: «Bisogna rivalutare e analizzare i costi-benefici, ci può essere una compresenza del pubblico e del privato con buoni risultati. In alcuni campi il privato agisce meglio e più in fretta ma il pubblico deve controllare; quello che è mancato in questa concessione è che hanno regalato senza controllare». Per Salvini «la cosa sicura è che devono ridurre i pedaggi».

Confindustria: le ragioni del no
Anche Confindustria fa sapere di rinnegare l'ipotesi di una statalizzazione: «Un’eventuale legge per la nazionalizzazione delle autostrade o per l’annullamento della concessione sarebbe un grave errore» ha detto il presidente Vincenzo Boccia in un’intervista al IlSussidiario.net in occasione della sua presenza al Meeting di Rimini. «Sfideremmo chiunque, dopo una tale» eventuale «impostazione, a sottoscrivere convenzioni con un Governo che le annulla con una legge». Si darebbe l’idea che l’esecutivo voglia sostituirsi alle commissioni tecniche da lui stesso insediate o, addirittura, alla magistratura anticipando sentenze con un atteggiamento irrispettoso verso la stessa magistratura perché dimostrerebbe, prosegue Boccia, un’assenza di fiducia da parte dell’esecutivo verso il suo operato. Terzo, sarebbe contrario alle regole di uno Stato di diritto. «Ma non pensiamo si arrivi a tanto: sarebbe un boomerang incredibile. Altra cosa è – nel rispetto delle regole, delle scadenze e delle procedure – agire nell’interesse del Paese» ha concluso il numero uno di Confindustria.