Def: manovra finalmente in deficit, ma di poco. L'Ue tace per far vincere Renzi

Leggerissimo sforamento, pari allo 0,3%: che poi verrà recuperato nel 2018. La Fornero non si tocca, forse calerà il superticket. Teatro dell'assurdo a sinistra, lite fra D'Alema e Pisapia

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan
Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

ROMA - I modi con cui la sinistra italiana si suicida sono sempre sorprendenti, fantasiosi, per molti aspetti perfino artistici. L’ultimo, ma molti altri ne verranno, riguarda la manovra economica che il Governo sta portando avanti, tra mille fatiche. L’analisi della fase, per usare un lessico caro alla sinistra, non verte sulla struttura, altro termine imprescindibile, e per molti versi nemmeno sulla sovrastruttura, bis, e men che meno sulla filosofia della prassi, ter. Un cicaleccio da rione, da osteria dove si parla di corna e mutande, ammanta, invece, un mondo un tempo nobile. D’Alema cosa dirà? e Pisapia? E Speranza? Il grande nulla avanza, come nel libro di Michael Ende «La Storia Infinita», pubblicato nel 1979 e mai così attuale. Mdp, zero voti, e Pisapia, zero voti, avrebbero opinioni diverse sul cosiddetto superticket. I primi quindi sarebbero ad un passo dal far cadere il governo in virtù di una durezza ideologica mai dimostrata fino ad ora. Durezza sospetta, dato che siamo a pochi mesi dalle prossime elezioni. La manovra sul superticket dimostra che la sinistra ha sempre avuto il potere di condizionare l'operato del governo, ma non l'ha mai fatto. Per piaggeria, conformismo e pigrizia. Oggi che si vedono disperati, abbandonati al loro destino senza voti, tentano di recuperare. E il loro parzialissimi "successo" - il Governo cederà alle loro giuste richieste - è la pietra angolare di decenni di politica furbesca e antipopolare.

Manovra espansiva, ma il prossimi anno si recupera
Al di là delle convulsioni della sinistra, o di quel che rimane, rimane la manovra economica. A prima vista si direbbe tipicamente espansiva in chiave elettorale, per di più in assenza di una reale contestazione da parte dei burocrati di Bruxelles che vogliono far vincere la variegata compagine che governa l’Italia da qualche tempo. Diciannove miliardi, di cui una decine di entrate, e nove di investimenti in spesa pubblica. Qualche taglio rimane, poco, e un po’ di soldi vanno ai giovani e alle famiglie. L’Italia quindi torna a fare debito. Una buona notizia questa, perché la dittatura del pareggio di bilancio, nonché dei vari parametri di finanza pubblica, parrebbero miracolosamente superati. Torneranno il prossimo anno, e salderanno i conti di questo generoso fine 2017.

Corte dei Conte sempre più invadente
Tutti apparentemente sono d’accordo. Perché, dicono, l’economia è in forte ripresa e quindi il governo piò essere generoso: con se stesso e con gli italiani. Queste le parole del ministro Padoan: «La prossima manovra conterrà misure selettive di impulso alla crescita, agli investimenti pubblici e privati, di promozione sociale e per i giovani. L’impatto sulla crescita delle misure espansive è significativo, uno 0,3% che è una valutazione prudenziale». Il ministro ha sottolineato che "persiste la fase di miglioramento e ci sono le condizioni per prevedere un ulteriore e progressivo miglioramento e che una eccessiva restrizione sul fronte dell'aggiustamento dei conti pubblici metterebbe a rischio la ripresa e la coesione sociale del Paese". La manovra comporta maggiori oneri per l'1,1% del Pil ma, sottolinea il ministro per rassicurare i cani da guardia del’austerità europea, «al netto della sterilizzazione delle clausole e della necessità di ridurre il deficit le risorse disponibili sono limitate». Traduzione: sforiamo, ma di poco. E poi recupereremo.

La Corte dei Conti bacchetta
A bacchettare il governo è invece la Corte dei Conti, ormai un ente morale "fuori controllo", che detta la linea d’azione dell’intera Repubblica in base a semplici parametri econometrici. Per la Corte dei Conti esiste solo il pareggio di bilancio e la riduzione del debito pubblico, e privato. «Ogni arretramento", afferma il presidente Arturo Martucci, «esporrebbe il comparto e quindi la finanza pubblica in generale a rischi di sostenibilità». La Corte invita a "confermare i caratteri strutturali" della riforma Fornero, a partire dai meccanismi di adeguamento automatico di alcuni parametri, come i requisiti anagrafici di accesso alla evoluzione della speranza di vita e la revisione dei coefficienti di trasformazione». E raccomanda di cogliere l'occasione forse unica di tagliare il debito: "Quella che si sta aprendo sarà una fase straordinariamente favorevole per la correzione del debito nonostante la risalita dei tassi incorporata nelle previsioni. E' una occasione che non può essere persa». Non compare quindi il lemma «austerità», perché ormai abusato, e fa la sua apparizione «sostenibilità». La sostanza non cambia: tagliare, tagliare, tagliare. Un programma di governo semplice.

La manovra, in breve
Sostegno alle famiglie e di contrasto alla prolungata tendenza al calo demografico. Valutando la possibilità di potenziare il sistema degli assegni per i figli a carico con la necessaria razionalizzazione degli attuali istituti. Un’ulteriore ipotesi vista con favore sarebbe la proroga della riduzione al 10 per cento della cedolare secca sugli affitti abitativi. Blocco delle clausole di salvaguardia sulle imposte indirette per l'anno 2018 al fine di agevolare gli investimenti, incentivando quelli privati in beni strumentali e immateriali, riservando così maggiori risorse per gli investimenti pubblici delle amministrazioni centrali e locali, anche attraverso, un maggiore utilizzo degli avanzi di amministrazione di ciascun ente. Rivisitazione del cosiddetto «superticket», ovvero la tassa che che i contribuenti che già pagano le tasse devono sostenere quando si rivolgono al sistema sanitario pubblico. Su questo punto la «sinistra» non voterà l’eventuale fiducia.