29 febbraio 2024
Aggiornato 09:00
Mandato messo a disposizione dopo fallimento ricapitalizzazione

Mps, Morelli: redditività solo senza sofferenze. Ok al taglio del mio stipendio

Il presidente del Monte dei Paschi di Siena, Alessandro Falciai e l'amministratore delegato Marco Morelli sono stati ascoltati dalle commissioni congiunte finanze di Camera e Senato sul dl banche

ROMA - Giornata romana per il tandem di Rocca Salimbeni. Il presidente del Monte dei Paschi di Siena, Alessandro Falciai e l'amministratore delegato Marco Morelli sono stati ascoltati dalle commissioni congiunte finanze di Camera e Senato sul dl banche.

Ricapitalizzazione precauzionale
Un appuntamento molto atteso: la banca senese sarà il primo grande gruppo creditizio dell'Eurozona sottoposto alla cura della direttiva Brrd, sulla risoluzione e il salvataggio della banche in crisi. Lo strumento scelto per Mps è quello della ricapitalizzazione precauzionale tesa a coprire il deficit patrimoniale, quantificato dalla Bce a 8,8 miliardi di euro, emerso nello scenario avverso degli stress test condotti dall'Eba, l'autorità bancaria europea.

Allo Stato il 70%
Una ricapitalizzazione dove lo Stato potrebbe sborsare fino a 6,6 miliardi di euro, arrivando a possedere circa il 70% del capitale di Rocca Salimbeni, gli altri 2,2 miliardi saranno in gran parte in capo agli investitori istituzionali una volta convertiti i bond subordinati in azioni di nuova emissione della banca senese.

Nuovo piano industriale entro febbraio
L'operazione dovrà essere corredata di un nuovo piano industriale che assicuri la sostenibilità del business, una visione da condividere con la Bce, e dovrà avere anche il via libera della Commissione Ue sul rispetto delle regole che disciplinano gli aiuti dio Stato. «Entro i primi giorni di febbraio contiamo di avviare formalmente l'interlocuzione sul piano industriale e l'aspettativa, anche se è una prima volta per tutti nell'applicazione della Brrd, è che nel giro di poche settimane possa concludersi», ha spiegato Morelli.

La base del nuovo piano
L'ad di Mps ha spiegato che la base di partenza del nuovo piano saranno i numeri del precedente piano licenziato dalla stesso Morelli a fine ottobre che, dal lato dei costi, prevedeva circa 2.450 esuberi in un triennio, di cui peraltro la gran parte erano figli dei piani precedenti e non smaltiti a causa dell'incapienza dell'apposito Fondo per le uscite volontarie e incentivate. «Noi presentiamo un piano che deve essere condiviso da chi ha il potere di dare indicazioni che magari divergeranno da questo nostro punto di partenza», ha sottolineato l'Ad del Monte.

Morelli: ok a riduzione stipendio
«Io resto anche con la riduzione dello stipendio, ho dato un impegno e a questo punto onoro l’impegno perché credo che il rilancio della banca sia possibile», ha detto Morelli ai senatori che gli chiedevano se con il taglio della retribuzione non preferirà lasciare la banca. Morelli ha ricordato anche di avere messo immediatamente il suo mandato a disposizione del nuovo azionista, il Tesoro. E ha sottolineato: «Preferisco che sia ridotto il mio stipendio in maniera pesante ma che vengano tutelate figura di manager che sono importanti per la banca. Se li perdesse, si creerebbe in prospettiva anche un danno al nuovo azionista».

I piani precedenti
Sul tema è intervenuto anche il presidente Falciai ricordando che con i precedenti piani, avviati tra il 2012 e il 2014 «abbiamo già ridotto il nostro attivo del 30%». Difficile dargli torto. Finora, le ricapitalizzazioni a ripetizione di Mps, tra il 2014 e il 2015 ben 8 miliardi e le richieste di «deleveraging e downsizing» delle autorità europee non hanno prodotto grandi risultati. Non a caso si è giunti alla terza ricapitalizzazione.

Nodo sofferenze
Il problema è sempre lo stesso: la montagna di circa 28 miliardi di sofferenze lorde sui crediti. La banca, da quattro anni in ristrutturazione permanente, ora produce un risultato lordo di gestione positivo ampiamente superiore al miliardo che però viene subito divorato dalle perdite sui crediti. Un circolo vizioso che spinge sotto zero il rendimento del capitale, quando il suo costo, cioè il rendimento atteso dagli investitori sul patrimonio netto della banca, viaggia intorno all'11%. E' come sperare nell'11% e ricevere invece un deludente -2%. Difficile in queste condizioni attrarre capitali privati. «Le sofferenze sui prestiti vanno eliminate perchè senza la loro uscita dal bilancio non riparte la redditività della banca, l'obiettivo resta la cessione delle sofferenze in blocco», ha ridabito Morelli.

Liquidità da irrobustire
Insomma, sempre lavori in corso nel cantiere Mps. In programma un Cda a Siena, dove ci si occuperà del piano in gestazione e di rafforzare la raccolta di denaro attraverso l'emissione di bond assistiti dalla garanzia statale. La liquidità va irrobustita dopo un dicembre caratterizzato da una significativa fuga di depositi «fenomeno che si è completamente bloccato tra la fine del mese e l'inizio di gennaio perchè si è fermata la non chiarezza sul futuro della banca», ha rassicurato Morelli. Depositi, ha sottolineato Falciai, «che non sono mai stati a rischio».