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Bazoli: «Non sarò presidente RCS, penso non sia opportuno»

Il presidente emerito di Intesa Sanpaolo al Foglio: «Cairo? Io non l'avevo mai incontrato prima, ma ricavai da subito un'impressione favorevole, quella di un uomo determinato, concreto e lineare, spinto da un'ottica imprenditoriale lontana da logiche e ambizioni politiche». Tronchetti Provera: «Cairo è un ottimo imprenditore».

ROMA - Sulla scalata di Cairo a Rcs «occorre ricostruire i passaggi recenti, alcuni dei quali inediti, che hanno determinato questo cambiamento nell'assetto proprietario. Partiamo dal ruolo svolto da Fiat, che a un certo punto ha deciso che non avrebbe più esercitato un ruolo di controllo in Rcs». Lo dice Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo, dal 27 aprile scorso in pensione, in una conversazione con Il Foglio.

Il ruolo di FIAT
«Credo che le ragioni di questa decisione siano fondamentalmente due - prosegue - la prima è riconducibile alla delusione per le difficoltà incontrate nei rapporti con i principali azionisti: gli scontri con Della Valle; le differenti valutazioni di John Elkann e di altri soci sulle capacità manageriali di Scott Jovane. La seconda è probabilmente da identificare nell'incompatibilità avvertita tra la presenza di Fiat nella proprietà di un grande quotidiano italiano e l'immagine di un gruppo sempre più proiettato a livello internazionale. Di conseguenza, quando si trattò di formare l'attuale consiglio di amministrazione, Fiat lasciò che fossero altri azionisti, e più precisamente Mediobanca, Della Valle e Tronchetti, a indicarne il presidente e i componenti, chiedendo e ottenendo soltanto di confermare come amministratore delegato Scott Jovane. Il mio unico ruolo in quella fase fu quello di difendere, in base a un accordo raggiunto in precedenza con John Elkann, la designazione di Luciano Fontana a direttore del Corriere della Sera. Quando Fiat ha reso nota la decisione di uscire del tutto dall'azionariato, sono stato sorpreso non tanto da questa decisione, quanto dalle sue modalità e dal contesto».

Cairo è un uomo determinato, concreto e lineare
In merito a una sua possibile presidenza della Rcs, Bazoli è categorico: «No, penso che non sia opportuno. Per coerenza, dato che come presidente emerito resto legato alla banca».
E su Cairo: «Io non l'avevo mai incontrato prima, ma ricavai da subito un'impressione favorevole, quella di un uomo determinato, concreto e lineare, spinto da un'ottica imprenditoriale lontana da logiche e ambizioni politiche. Sono convinto che oltre ad avere le caratteristiche giuste per risanare e rilanciare il Corriere, Cairo sia pienamente consapevole di dover affrontare, oltre alla sfida di un importante salto dimensionale, anche quella della grande responsabilità di farsi carico di un'istituzione fondamentale per il paese quale è il Corriere. Intesa Sanpaolo, dopo averlo sostenuto nell'operazione di mercato che lo ha portato a conquistare la maggioranza del capitale, lo aiuterà in questo compito, ma nel rispetto di un ruolo che il dottor Messina, il nostro consigliere delegato, ha più volte rimarcato, cioè agendo da banca e non più da azionista».

Tronchetti Provera: Cairo è un ottimo imprenditore
«Cairo lo considero un ottimo imprenditore, ha avuto molti successi. Al termine dell'offerta l'ho anche chiamato per congratularmi». Così è intervenuto il presidente di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, nel corso dell'ottava edizione di «Ponza D'Autore», la rassegna culturale ideata da Gianluigi Nuzzi e curata da Paolo Mieli.
«Quando è emerso che c'erano degli elementi che facevano ritenere doveroso intervenire - ha aggiunto - perché pareva ci fossero state scorrettezze, abbiamo fatto degli esposti. La Consob, al momento ha ritenuto di non sospendere riservandosi ogni istruttoria e valutazione, vedremo se in futuro emergerà altro. La cosa importante è che l'azienda vada avanti e che sia gestita bene».