5 agosto 2021
Aggiornato 05:30
Ancora forti ribassi in borsa

Pechino gioca carta taglio tassi

Una mossa che, comunque, non è riuscita a impedire un nuovo ribasso dei mercati azionari nazionali con l'indice composito della Borsa di Shangai che ieri ha perso il 7,6% tornando sotto quota 3000 al livello dello scorso dicembre.

PECHINO (askanews) - Pechino gioca la carta del taglio dei tassi per cercare di ridare slancio alla sua economia e di arrestare il crollo dei mercati innescato dopo la recente svalutazione a sorpresa dello yuan. La banca centrale cinese ha annunciato la riduzione di 0,25 punti del tasso sui finanziamenti e di quello sui depositi e la riduzione di 0,50 punti del coefficiente di riserva obbligatoria, vale a dire della porzione dei depositi che gli istituti di credito sono tenuti ad accantonare a riserva. Una mossa che, comunque, non è riuscita a impedire un nuovo ribasso dei mercati azionari nazionali con l'indice composito della Borsa di Shangai che oggi ha perso il 7,6% tornando sotto quota 3000 al livello dello scorso dicembre. Emblematico il caso di Petrochina, la più grande azienda cinese per capitalizzazione, che nella seduta ha perso il tetto massimo del 10% mentre la principale banca, Icbc, ha perso il 5,1%. Oltre 2000 società quotate sui due listini cinesi hanno perso fino al limite massimo del 10% mentre solo 24 hanno registrato rialzi.

Nel suo comunicato ufficiale diffuso oggi la Banca centrale cinese ha osservato che «allo stato attuale, la crescita economica della Cina sta ancora affrontando una pressione al ribasso. Il compito di stabilizzare la crescita, regolare le istituzioni, far avanzare le riforme, apportando benefici alla vita delle persone e prevenendo i rischi è ancora estremamente arduo». Di qui la constatazione che «i mercati finanziari globali hanno mostrato recentemente fluttuazioni relativamente ampie e vi è la necessità per un uso più flessibile di strumenti di politica monetaria e per la creazione di un ambiente di politica monetaria che sia più favorevole per la ristrutturazione economica e per uno sviluppo sano e graduale».

«La banca centrale cinese - ha spiegato al Financial Times Eswar Prasad, docente ala Cornell University - è entrata decisamente in una nuova fase di allentamento monetario con la combinazione di una svalutazione del tasso di cambio, taglio dei tassi d'interesse e redizione del coefficiente di riserva obbligatoria. La sfida che l'istituto inconmtrerà è se talòi misure si dimostreranno efficaci in una fase di perdita della fiducia e di indebolimento della crescita. In quiesto tipo di ambiente - conclude il docente - la normale politica monetaria potrebbe non avere molto impatto sull'economia reale e il governo ha bisogno di utilizzare questa opportunità per impegnarsi in ulteriori liberalizzazioni finanziarie».