30 luglio 2021
Aggiornato 04:00
Oil&gas

Caduti tutti gli ostacoli alle trivelle di Shell nell'Artico

Ieri il governo statunitense ha autorizzato le attività di ricerca di petrolio e gas nelle acque dell'Alaska. Il gruppo ha tempo fino a settembre per effettuare le perforazioni prima che il ghiaccio le renda difficili. Se scoprirà giacimenti di gas naturale o petrolio, dovrà richiedere permessi addizionali per l'estrazione

WASHINGTON – Via libero definitivo alla trivellazione dell'Artico da parte di Royal Dutch Shell. Ieri il governo statunitense ha autorizzato le attività di ricerca di petrolio e gas nelle acque dell'Alaska.

ALTI STANDARD DI SICUREZZA - «Le attività condotte al largo delle coste dell'Alaska rispettano alti standard di sicurezza, protezione ambientale e interventi di emergenza», ha dichiarato Brian Salerno del dipartimento degli Interni, che promette di «continuare a monitorare costantemente il lavoro» di Shell «per garantire la massima sicurezza e protezione ambientale». A maggio lo stesso dipartimento aveva dato un semaforo verde condizionato all'ottenimento di altri permessi federali. Pochi giorni dopo era intervenuto sull'argomento anche il presidente Usa, Barack Obama, spiegando che il petrolio è una fonte di energia «importante» e che l'estrazione di greggio nel mare di Chukchi, verrà fatta in «modo sicuro e appropriato». A luglio era arrivato un altro permesso, limitato alla superficie delle zone presumibilmente ricche di petrolio e non in profondità perché allora Shell non disponeva nella regione di navi pronte a intervenire in caso di emergenza.

UN PROGETTO DEL 2007 - Il gruppo ha tempo fino a settembre per effettuare le perforazioni prima che il ghiaccio le renda difficili. Se scoprirà giacimenti di gas naturale o petrolio, Shell dovrà richiedere permessi addizionali per l'estrazione, un processo che potrebbe richiedere dieci anni o più. Shell intende investire un miliardo di dollari quest'anno nel progetto in questione a cui si aggiungono i 7 miliardi già spesi negli ultimi 8 anni per le attività al largo dell'Alaska. E' infatti dal 2007 che l'azienda punta alle trivellazioni nel mar Glaciale artico. Un tentativo ci fu nel 2012, quando maltempo e problemi meccanici portarono al rinvio delle attività di esplorazione. Nessuna azienda energetica al momento sta trivellando la porzione americana del Glaciale artico.

GREENPEACE, PERICOLO PLANETARIO - Lo scorso aprile, quando Shell aveva deciso di far partire la piattaforma Polar Pioneer verso il Mare Artico alcuni attivisti di Greenpeace l'avevano abbordata e si erano accampati a bordo dell'imbarcazione in segno di protesta. Secondo l'associazione ambientalista infatti i progetti di estrazione di idrocarburi nell'area sono «pericolosissimi non solo per il fragile ecosistema artico, ma per tutto il Pianeta».