28 settembre 2022
Aggiornato 11:30
Il Report della Fondazione Curella

La Sicilia è ancora in recessione, ma gli under 35 scommettono sul futuro

I dati del 43esimo Report della Fondazione Curella, presentati stamani a Palermo, parlano chiaro: l'economia dell'isola fatica a riprendersi

PALERMO - L'economia siciliana continua ad annaspare nella palude della recessione e persistono le condizioni disastrate del mercato del lavoro, una fragile e discontinua ripresa si noterà per lo più in alcune regioni del Centro-Nord prefigurando per l'anno in corso la fine della crisi, malgrado le numerose minacce che incombono sull'economia italiana.

Il profondo rosso della disoccupazione
E' quello che emerge dall'edizione numero 43 del Report Sicilia, l'analisi previsionale dell'economia siciliana, realizzata da Diste Consulting per Fondazione Curella, che è stata illustrata questa mattina, nella sede della Fondazione Curella da Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella, e Alessandro La Monica, presidente del Diste Consulting, con la partecipazione di Gaetano Armao, Sebastiano Bavetta, Fabio Mazzola e Giuseppe Quirino. Nei primi mesi del 2015 l'occupazione è scivolata a 1 milione 310 mila unità, un profondo rosso  che non si toccava da decenni, mentre il tasso di disoccupazione ha proseguito la scalata verso vette (23%) non più esplorate dopo le esperienze di un lontano passato. In realtà, se ai quasi 400 mila disoccupati stimati dall'Istat si sommano i 600/650 mila soggetti che nell'indagine non si dichiarano tali, ma che vorrebbero lavorare, la massa degli emarginati dal mercato del lavoro sarebbe di oltre un milione di persone. In tal caso, il tasso di disoccupazione per così dire allargato - che nella versione corrente viene definito con il termine meno inquietante di tasso di mancata partecipazione - si impenna al 44%.

La scommessa dei giovani siciliani
«Mentre alcune delle regioni più a Nord del Paese stanno uscendo sia pure faticosamente dalla crisi - ha affermato il professore Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella - l'economia siciliana continua ad annaspare nella palude della recessione. L'occupazione è ancora in caduta libera e la disoccupazione è dilagante. L'apparato produttivo siciliano più che in altre aree territoriali - prosegue Busetta - ha vissuto passivamente la rivoluzione tecnologica e oggi si trova in una condizione decisamente peggiore di chi ha investito in innovazione. Chi non ha investito su ricerca, sviluppo e apertura a nuovi mercati è stato colpito duramente dalle difficoltà». Di fronte ad un mercato del lavoro ingessato, che non ha evidenziato fin qui alcun segno di risveglio, si diffonde e cresce tra i giovani la voglia d'impresa. Dall'inizio dell'anno un piccolo esercito di residenti under 35 ha deciso di mettersi in proprio, puntando su un'idea innovativa e sulle proprie competenze per realizzarla, anche sfruttando le nuove tecnologie della rete. Delle oltre 8.000 imprese nate in Sicilia tra gennaio e marzo di quest'anno, quasi 3.150 (il 38,9%) hanno alla guida uno o più giovani con meno di 35 anni di età.

Timidi segnali di cambiamento
Nel 2016 le condizioni economiche dell'Isola dovrebbero cominciare a cambiare in meglio, recuperando minuscole frazioni delle smisurate perdite subite dalla recessione: il prodotto interno lordo dovrebbe realizzare un incremento dello 0,5%, che porta al 16/16,5% il danno in termini di PIL dal 2007 in poi. Il riscatto sarà favorito da un discreto rafforzamento della spesa d'investimento in beni strumentali (+4%), e dalla ricomparsa di un segno positivo (+1%) degli investimenti in costruzioni, incoraggiati dalle attese di rianimazione della domanda. Un ritrovato clima di maggior fiducia sulle prospettive dell'economia arresterà la corsa in discesa dei consumi famigliari, bloccandoli attorno ai livelli di quest'anno. La ricomparsa della crescita economica, dopo otto anni di regressione, non procurerà alcun sollievo al mercato del lavoro, ma solo una attenuazione del deterioramento. I livelli occupazionali, già ai minimi storici degli ultimi decenni, potrebbero toccare nuovi record scendendo di un ulteriore 0,3%. Sul fronte opposto, il tasso di disoccupazione manterrà le posizioni precedenti, o tutt'al più crescerà in misura trascurabile ponendosi al 12,5%.