21 agosto 2019
Aggiornato 20:30
Petrolchimico

Matteo Renzi «pirata dei mari»

Legambiente ha consegnato simbolicamente al premier la «Bandiera Nera» per «l’evidente deriva petrolifera che ha caratterizzato e caratterizza le scelte del suo governo» che ha autorizzato le trivelle lungo le coste italiane con il decreto Sblocca Italia

ROMA – Matteo Renzi pirata dei mari: Legambiente ha consegnato simbolicamente al premier la «Bandiera Nera» per «l’evidente deriva petrolifera che ha caratterizzato e caratterizza le scelte del suo governo» che ha autorizzato le trivelle lungo le coste italiane con il decreto Sblocca Italia.

DEVASTAZIONI IN CAMBIO DI UNA GOCCIA DI PETROLIO - Nel motivare tale scelta l'associazione ha scritto: «Un’area grande quanto l’Inghilterra sotto scacco delle compagnie petrolifere grazie a un governo che mentre da mesi annuncia un green act per l’Italia di fatto svende l’ambiente, il futuro e la possibilità di un sistema energetico pulito. La ciliegina sulla torta avvelenata l’ha messa ieri il ministro Guidi che ha difeso non solo le trivellazioni ma anche l’utilizzo della tecnica dell’airgun per la ricerca dei giacimenti. Le riserve certe di petrolio presenti sotto i mari italiani sono assolutamente insufficienti a dare un contributo energetico rilevante al nostro Paese, ma a fronte di questi quantitativi irrisori di greggio – che basterebbero a soddisfare il fabbisogno energetico italiano per appena 8 settimane – si stanno ipotecando circa 130mila kmq di aree marine».

DOVE SPUNTANO LE TRIVELLE - Secondo il Cigno verde: «Solo nel basso e medio Adriatico, nel mar Ionio e nel Canale di Sicilia (le aree maggiormente interessate da giacimenti petroliferi) sono infatti attivi 15 permessi di ricerca rilasciati (5.424 kmq), 44 richieste avanzate dalle compagnie per la ricerca (26.060 kmq) e 8 per la prospezione (97.275 kmq), oltre le 5 richieste di concessione per l’estrazione di petrolio (558,7 kmq)». Gli ambientalisti hanno poi stigmatizzato le dichiarazioni del ministro Federica Guidi che rispondendo ad una interrogazione di Cosimo Latronico di Forza Italia sui permessi di ricerca nel Mar Jonio, ha spiegato che si cercherà petrolio anche con «la tecnica di prospezione airgun» che a detta del ministro, «non comporta alcun effetto né sui fondali né sulla fauna marina».

#STOPAIRGUN - Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, ha commentato: «Le parole pronunciate dal ministro Guidi ci preoccupano molto e non considerano le conclusioni a cui sono arrivati numerosi studi, ricerche e regolamenti nazionali e internazionali È l’Ispra stessa che, nel rapporto del maggio 2012, riporta i molteplici effetti negativi che l’utilizzo dell’airgun comporta sulla fauna marina e sui cetacei in particolare. Non tenerne conto vuol dire negare l’evidenza. Il ministro sostiene inoltre che non c’è nessun conflitto tra le attività estrattive e le attività tursitico-balneari. Si ignora per l’ennesima volta la mobilitazione di intere comunità lungo tutte le coste italiane (e non solo) contro il petrolio, che vede uniti cittadini, associazioni, associazioni di categoria, istituzioni. Un fronte che cresce a vista d’occhio è che non permetterà di anteporre l’interesse delle compagnie petrolifere alla salute ed al futuro dei nostri mari». Nelle scorse settimane Legambiente ha lanciato la petizione #Stopoilairgun che conta più di 37mila firme su Change.org.