11 aprile 2021
Aggiornato 21:00
Le vie del gas

Tap potrebbe costarci altri 400 milioni

L'amministratore delegato di Snam, Carlo Malacarne ha ribadito l'intenzione della sua società di rilevare il 20% delle azioni della Trans adriatic pipeline dopo che nei giorni scorsi il presidente dell'Azerbiajan, Ilham Aliyev, ha detto che «non ci sono problemi» a riguardo

MILANO – L'amministratore delegato di Snam, Carlo Malacarne ha ribadito l'intenzione della sua società di rilevare il 20 per cento delle azioni della Trans adriatic pipeline (Tap), dopo che nei giorni scorsi il presidente dell'Azerbiajan, Ilham Aliyev, ha detto che «non ci sono problemi» a riguardo. Essendo Snam una controllata pubblica l'operazione verrebbe «scaricata» sulle bollette degli italiani, che dovranno già sobbarcarsi 6 miliardi di spese per realizzare il corridoio Nord-Sud (nel piano 2015-2018 ne aveva previsti 4,8), che collegherà la Puglia dove approderà Tap e le regioni settentrionali italiane.

INVESTIMENTO PER 400 MILIONI DI EURO - Intervistato dal Corriere della sera, Malacarne ha confermato l'intenzione di Snam a rilevare quote della società che ha intenzione di costruire il gasdotto che si connetterà con le tubature del Trans anatolian natural gas pipeline (Tanap) per trasportare il metano dall'Azerbaijan fino in Europa, approdando sulla spiaggia di San Foca in Puglia. Nello specifico l'ad ha detto: «Alcune compagnie che sono entrate all'inizio nel progetto sono disponibili a cedere le loro quote. Considerando un ipotetico 20%, l'investimento si aggirerà sui 400 milioni di euro».

RILEVARE QUOTE BP O STATOIL - Nulla di nuovo rispetto a quanto dichiarato dallo stesso manager il 4 giugno scorso quando aveva anche specificato che la British petroleum (Bp) o la norvegese Statoil, entrambe con il 20 per cento di azioni Tap ciascuna, potrebbero non avere un forte interesse a restare nel consorzio. «Immaginiamo che nei prossimi mesi ci saranno possibilità di uscita per queste aziende, che sono società di produzione e non società di infrastrutture», aveva sottolineato. Gli altri azionisti di Tap sono Enagas (16%), Fluxys (19%), Socar (20%) ed Axpo (5%). Nei mesi scorsi Malacarne aveva annunciato che Snam desiderava entrare a far parte di Tap, ma aveva spiegato che sino a quando non fosse stato chiaro grazie a quali contratti sarebbe stato acquistato il gas azero la sua società non avrebbe potuto partecipare.

PER AZERBAIJAN NESSUN PROBLEMA - Pochi giorni prima il presidente azero, intervenuto a Milano per la giornata dedicata al suo Paese durante Expo 2015, ha risposto a chi gli chiedeva della possibilità di Snam di entrare a far parte di Tap: «Perché no, penso di sì. Se qualcuno vuole distribuire le proprie quote ad altre società non vedo alcun problema». Aliyev ha quindi ribadito che «tutto dovrebbe essere pronto per il 2020. Procediamo con la realizzazione del gasdotto del sud che parte dall’Azerbaijan e arriva all’Italia e questo sarà un nostro successo che darà nel futuro un contributo alla sicurezza energetica dell’Europa. Grazie alla collaborazione tra i nostri due Paesi completeremo io progetto in tempo, e negli anni futuri saremo collegati nel campo energetico». Ad aprile invece la Trans Adriatic Pipeline (Tap) Ag si era detta disponibile ad accogliere nuovi azionisti, che «possano aggiungere valore strategico al progetto».

MALACARNE, UE DEVE DIVERSIFICARE FONTI - Parlando di gas più in generale il manager di Snam ha affermato al Corriere che è necessario diversificare le fonti di approvvigionamento in vista della scadenza di numerosi contratti di lungo termine che potrebbe aprire «un problema di sicurezza delle forniture». Malacarna ha spiegato: «Il problema vero è che dei 400 miliardi di metri cubi consumati» in Europa «la metà arriva da contratti take or pay, che vanno a scadenza. E oggi nessuno è più disposto a prendersi impegni così lunghi. Il risultato è che si potrebbe aprire un problema di sicurezza delle forniture». Inoltre il 40 per cento del gas che arriva in Europa è russo, «il che non significa ovviamente che dobbiamo ridimensionare la fonte russa, ma che dobbiamo prendere il gas dove c'è, nel Caucaso, in Iran in prospettiva, in Nord Africa. E qui entriamo in gioco anche noi», ha aggiunto Malacarne. «Ci stiamo sviluppando su due direttrici, Nord-Sud e Est-Ovest. E l'Italia deve diventare non solo un Paese di consumo ma di transito». Grazie allo sviluppo della rete, ha concluso, «a fine 2015, con la realizzazione dei reverse flow, saranno circa 2 miliardi di metri cubi, nel 2018 arriveremo a 6 miliardi e saremo pronti per il Tap, il gasdotto dall'Azerbaigian, previsto per il 2020».