26 giugno 2017
Aggiornato 05:30
Ora Gazprom cerca un nuovo partner

Terremoto Turkish stream

Saipem non costruirà più la tratta offshore del gasdotto che dovrebbe collegare la Russia con la Turchia. Lo ha reso noto la controllata di Eni, che in un comunicato ha spiegato di aver ricevuto «nella tarda serata dell’8 luglio notifica della termination for convenience del contratto South stream BV»

ROMA – Saipem non costruirà più la tratta offshore di Turkish stream. Lo ha reso noto la controllata di Eni, che in un comunicato ha spiegato di aver ricevuto «nella tarda serata dell’8 luglio notifica della termination for convenience del contratto South stream BV».

LA TERMINATION FOR CONVENIENCE - La società di ingegneristica ha spiegato che la termination for convenience «è una clausola contrattuale standard che prevede la possibilità di recedere dall'accordo in assenza di violazioni dello stesso, a fronte di un compenso determinato in coerenza con i termini e le condizioni del contratto». Saipem ha confermato che il Castoro 6, mezzo navale per la posa delle condotte sottomarine, «si stava ormeggiando nelle acque territoriali russe per cominciare le attività di posa della condotta», come da noi anticipato nei giorni scorsi.

GAZPROM, CON SAIPEM MANCATO L'ACCORDO - La South stream Bv, controllata al 100 per cento da Gazprom, ha annunciato di essere alla ricerca di nuovi partner commerciali per la posa delle tubature del gasdotto sotto il Mar Nero dalle coste russe a quelle turche, dopo aver cancellato il proprio contratto con Saipem stipulato nel 2014. Da parte russa è stato spiegato che la revoca degli impegni presi con l'azienda italiana è dovuta al mancato raggiungimento di un accordo su una serie di questioni legate al progetto e a motivazioni commerciali. Saipem avrebbe dovuto iniziare la posa della prima parte della condotta , a partire dalla stazione di Compressione vicino al porto russo di Anapa in Russia, nel mese di giugno.

DIFFICOLTA' ANCHE IN NORVEGIA - In base al contratto da 2,4 miliardi di euro (il 10% degli ordini nel primo trimestre del 2015 pari a 21,5 miliardi di euro) tra Saipem e Gazprom, la controllata Eni aveva spostato nel Mar Nero due sue mezzi navali, la già citata Castoro Sei e la Saipem 7000. Ora che il contratto è andato in fumo, dopo mesi di tira e molla per i quali il colosso energetico russo ha pagato penali stimate intorno ai 25mila euro al mese per ciascuna imbarcazione ferme nel porto bulgaro di Burgas, sarà difficile per l'azienda italiana spostarle in altri siti operativi prima del prossimo anno. Si tratta del secondo contratto rescisso per Saipem da inizio luglio. Il primo di questo mese il gruppo petrolifero norvegese Statoil ha comunicato di aver sospeso l'affitto della piattaforma Scarabeo 5  a causa di un eccesso di capacità nel suo portafoglio di impianti di trivellazione. Statoil farà a meno del mezzo Saipem da metà agosto, dopo aver completato la perforazione di un pozzo sul campo Kristin nel Mare di Norvegia. I norvegesi hanno aggiunto che la sospensione sarà in vigore almeno fino al primo marzo 2016.