24 settembre 2020
Aggiornato 07:00
Il progetto del Distretto agrumi di Sicilia e Università di Catania

Energia pulita dagli agrumi, Coca-Cola investe in Sicilia

E dove se no? Grazie alla straordinaria presenza di agrumi, parte dall'isola il primo protipo di impianto che genererà energia grazie allo sfruttamento del cosiddetto pastazzo, lo scarto ricavato da polpe, semi e bucce di arance, mandarini e limoni

CATANIA - Energia persino dagli agrumi. Ebbene sì. È questa l'idea finanziata da Coca-Cola Foundation e messa a punto dal Distretto agrumi di Sicilia in collaborazione con il dipartimento di Agricoltura dell’Università di Catania e la cooperativa Empedocle nell'ambito del progetto «Energia dagli Agrumi: un’opportunità per l’intera filiera». Grazie al finanziamento da 400mila euro da parte di Coca-Cola, è stato possibile realizzare un «digestore anaerobico», un impianto pilota capace di trasformare gli scarti di agrumi in energia. Il Distretto siciliano, che conta oltre 130 tra realtà e consorzi, potrà ora sperimentare questo prototipo.

COME FUNZIONA - Le polpe, i semi e le bucce della trasformazione degli agrumi formano uno scarto chiamato pastazzo, in media il 60% del totale. Solo in parte è usato come ammendante in agricoltura e, in minime quantità, come mangime per animali, additivo per alimentazione umana o compost. A trasformarlo in risorsa è l’impianto pilota che sfrutta la digestione anaerobica per la produzione di energia elettrica, biometano, bioprodotti e nutrienti per il terreno. Attualmente è gestito come un rifiuto con costi di smaltimento elevati per le imprese. È persino successo che, a causa di una diversa interpretazione delle norme, la magistratura stabilisse la chiusura temporanea di alcuni impianti di trasformazione. Oggi smaltire oltre 340 mila tonnellate di pastazzo prodotte mediamente ogni anno costa alla filiera oltre 10 milioni di euro (30 euro a tonnellata). Un piccolo impianto capace di valorizzare pastazzo di agrumi, altri sottoprodotti delle filiere agroalimentari mediterranee come sansa, vinacce, pale di fichi d’India e colture in rotazione o secondi raccolti può fornire, ad esempio, 500 metri cubi di biogas ed attivare un generatore in grado di produrre 1 megawatt di energia elettrica, sufficiente per alimentare in media il consumo di oltre 330 abitazioni.

IN ARRIVO 5,8 MLD DI INCENTIVI PER LE RINNOVABILI - L’obiettivo è estendere il progetto all’intera Regione: è stato calcolato che per risolvere il problema dei residui agrumicoli in Sicilia sarebbero sufficienti venti digestori uguali all’impianto pilota. «Stiamo varando il nuovo decreto per le energie rinnovabili con incentivi per 5,8 miliardi – ha dichiarato Giuseppe Castiglione, sottosegretario al ministero delle Politiche agricole – e ci sarà anche un capitolo per le biomasse. Vorremmo che ci fossero piccoli impianti, al massimo da 300 kilowatt e con l’utilizzo dei residui agricoli. Le imprese e i consorzi potranno accedere autonomamente agli incentivi ma lascia perplessi una Regione che non ha ancora varato il Piano di sviluppo rurale 2009-13 e che è l’unica a non avere concordato la programmazione con Bruxelles». Difficile dunque ipotizzarne l'effettivo beneficio al momento.

SICILIA MODELLO VIRTUOSO - Ad ogni modo si tratta di un’opportunità per la Regione Sicilia, come sottolineato da Vittorio Cino, direttore delle relazioni istituzionali di Coca-Cola Italia. «Non escludo che dopo l’impianto pilota possano seguire altri investimenti da parte della Fondazione. La Sicilia può diventare un modello virtuoso per l’intero territorio italiano. Siamo sicuri che dopo questa fase di startup il progetto potrà continuare il proprio percorso in modo autonomo: primo per la qualità oggettiva della realizzazione industriale, poi perché nasce da una richiesta e da un bisogno del territorio e del mondo produttivo».

I RISULTATI POSITIVI - «Questo è un progetto che ha molteplici risvolti positivi – ha commentato Federica Argentati, presidente del Distretto Agrumi di Sicilia –. Il primo è quello di aver acceso i riflettori su un problema reale legato al riutilizzo di un sottoprodotto, il pastazzo, che da fattore critico ha tutte le potenzialità per divenire risorsa. Secondo: ha favorito il dialogo tra pubblico (Università) e privato (le aziende della filiera). Terzo: questo progetto ha dato valore all’innovazione di sistema proposta dal Distretto degli Agrumi e sostenuta da The Coca-Cola Foundation: una vera carica di energia positiva necessaria al cambio di rotta di tutto il comparto».