16 luglio 2019
Aggiornato 02:30
Ancora solo contatti, forse in attesa della prima mossa

Banche, da maggio al via le grandi manovre sulle Popolari

E' questione di tempo ma dopo la riforma che impone la trasformazione in Spa agli istituti con patrimonio superiore a 8 miliardi, la strada delle aggregazioni è chiaramente indicata. E il risiko delle Popolari è stato il tema dominante delle assemblee dei soci di Bpm, Banco Popolare, Creval e Bpvi che si sono tenute ieri.

ROMA (askanews) - Le grandi manovre per ridisegnare l'assetto delle banche popolari sono partite. E' questione di tempo ma dopo la riforma che impone la trasformazione in Spa agli istituti con patrimonio superiore a 8 miliardi, la strada delle aggregazioni è chiaramente indicata. E il risiko delle Popolari è stato il tema dominante delle assemblee dei soci di Bpm, Banco Popolare, Creval e Bpvi che si sono tenute ieri.

Il presidente del consiglio di sorveglianza di Bpm, Piero Giarda, ha sintetizzato con efficacia la nuova sfida delle popolari. L'obiettivo implicito della riforma è che «la trasformazione» in Spa delle Popolari deve essere «accompagnata da processi di aggregazione tra le banche interessate». Un segnale per una mutazione genetica del sistema bancario italiano, «una istanza di provenienza BCE».

I mercati azionari da tempo scontano una serie di matrimoni nel segmento delle Popolari. Le performance dei titoli interessati dall'annuncio del decreto per la trasformazione in Spa sono indicative. Negli ultimi tre mesi Bpm ha messo a segno un balzo del 74%, Creval +76%, Banco Popolare +60%, Bper +66% e Ubi Banca +42%, mentre l'indice generale di Piazza Affari ha visto un progresso del 25%.

Un processo che pone alcune domande. La prima riguarda i tempi che non saranno lunghi. Un'altra è quale sarà la filosofia che guiderà il consolidamento delle Popolari. «La domanda - ha detto ancora Giarda - non è con quale banca aggregarci, ma se sarà possibile mantenere in questi processi alcuni dei caratteri della Bpm».

«E' il momento in cui tutti parlano con tutti - ha sottolineato l'ad di Banco Popolare Pier Francesco Saviotti - penso che dopo questa tornata assembleare che termina a aprile ci sarà qualcosa di più concreto. Per quanto riguarda noi quando avremo un'idea chiara ci butteremo a capofitto ma ad oggi non c'e' nessun mandato per per nessuno». Il sogno di Saviotti si chiama Bpm. «Non l'ho mai nascosto, non metto limiti. Oggi non è impossibile ma non è facile».

E da Bpm, l'ad Giuseppe Castagna, indica in qualche modo la tempistica e le modalità. Eventuali matrimoni saranno definiti prima della trasformazione in Spa che deve avvenire entro un anno dall'entrata in vigore del provvedimento di riforme. Una trasformazione in Spa prima della ricerca di un partner renderebbe Bpm «più vulnerabile quale preda di operazioni ostili. E' una questione di buon senso». Dunque prima il matrimonio e poi la trasformazione in Spa.

La ricerca di un partner è anche l'opzione della Popolare Vicenza. «La riforma è venuta dall'alto - ha detto il presidente Gianni Zonin - ne prendiamo atto e non possiamo che adeguarci». Zonin auspica una aggregazione con Veneto Banca, «possiamo essere la quinta banca italiana - ha detto - ho voluto lanciare un messaggio da privato cittadino e da imprenditore» ha aggiunto il presidente di Bpvi annunciando che non sarà più presidente dopo la trasformazione in Spa.

Il presidente di Banco Popolare Carlo Fratta Pasini, ha fornito un'altra lettura del risiko ormai alle porte. «Stiamo dialogando con altri istituti per aggregarsi e creare una banca di dimensioni adeguate». «Non vogliamo fare una grande banca che si aggiunge alle altre grandi banche del paese - ha rilevato - l'ambizione è fare una banca di dimensioni adeguate ma che sia diversa rispetto alle grandi banche a fare il mestiere delle popolari».

I protagonisti quindi sono alla ricerca di un modello che tenga in equilibrio le istanze normative, le spinte della Bce alle aggregazioni con il mantenimento del radicamento territoriale e i tratti caratterizzanti del credito cooperativo. Il miglioramento del contesto economico, il rafforzamento delle performance operative dopo gli stress test e l'Aqr di Bce e Eba consentono di valutare ed esaminare le opportunità migliori.

Difficile che nel risiko delle popolari possano entrare anche Mps e Carige. «Sono banche o troppo grandi o con problemi significativi» per un intervento di Banco Popolare, ha indicato Fratta Pasini. «E' ragionevole pensare che altre popolari dialoghino» con istituti che non sono banche popolari ma Mps e Carige sembrano fuori portata. «Noi non dimentichiamo la favova della rana di Esopo» ha chiosato Fratta Pasini.