16 dicembre 2019
Aggiornato 03:30
«Tattiche illegali inaccettabili»

Shell denuncia i 6 attivisti di Greenpeace a bordo della Polar Pioneer

I volontari dell'associazione ambientalista che hanno scalato la piattaforma petrolifera destinata alle trivellazioni nel Mare di Chukchi, in Alaska, sono ancora a bordo della struttura nonostante la compagnia abbia presentato ricorso contro di loro

WASHINGTON – I sei attivisti di Greenpeace che hanno scalato la piattaforma petrolifera Polar Pioneer, di proprietà della Shell e destinata alle trivellazioni nel Mare di Chukchi, in Alaska, sono ancora a bordo della struttura nonostante Shell li abbia denunciati. I legali della compagnia energetica hanno presentato ricorso contro Greenpeace Usa, davanti a una corte dello Stato dell'Alaska.

ATTIVISTI DI GREENPEACE NON INTERFERISCONO - L'impresa degli ecologisti, portata avanti per sensibilizzare l'opinione pubblica contro il possibile avvio dell'estrazione di idrocarburi nell'Artico dopo che il dipartimento degli Interni degli Stati uniti ha dato un primo via libera alle concessioni petrolifere nella regione, non sta interferendo in alcun modo con le attività di navigazione, ha comunicato Greenpeace. I sei volontari, che si trovano sul lato inferiore del ponte principale della Polar Pioneer hanno aperto uno striscione raffigurante un gufo delle nevi, contenente i nomi di milioni di persone che in tutto il mondo hanno firmato finora la petizione della Ong in difesa dell’Artico. Greenpeace ha ricordato che secondo i ricercatori della National Academy of Sciences non ci sia un modo efficace per rimediare a uno sversamento petrolifero in un’area in remota, ghiacciata e tempestosa come l’Artico e ciò rappresenta «l'ennesima sfida a quanto sostiene invece Shell, che afferma di avere le capacità per fronteggiare una tale evenienza». Inoltre secondo il governo americano c'è un'elevatissima possibilità (75%) che avvenga un ingente sversamento di petrolio nel Mare di Chukchi, come conseguenza di attività di estrazione di idrocarburi.

SHELL, TATTICHE ILLEGALI INACCETTABILI - Nell'esposto di Shell alle autorità americane in cui chiede un'intervento contro gli attivisti di Greenpeace, la compagnia anglo-olandese ha sostenuto che «sono saliti illegalmente a bordo della Polar Pionerr, mettendo a rischio non solo la sicurezza dell'equipaggio di bordo, ma anche la loro stessa incolumità». Una portavoce dell'azienda ha spiegato che «Shell ha incontrato le organizzazioni e gli individui che si oppongono all'esplorazione energetica a largo dell'Alaska. Rispettiamo i loro punti di vista e il valore del dialogo. D'altro canto non possiamo accettare le tattiche illegali messe in atto da Greenpeace».