23 febbraio 2020
Aggiornato 12:30
I sindacati: la Federcasse ci mette sotto scacco

Malessere banche: ora tocca ai bancari

Domani 30 gennaio incroceranno le braccia i dipendenti degli istituti di credito. Il 2 marzo quelli delle Bcc. Per entrambe le categorie lo sciopero è stato convocato per difendere i Contratti collettivi nazionali

ROMA – Lo spettro delle contrattazioni sindacali sul «modello Fiat», con Sergio Marchionne che decise di uscire da Confindustria pur di non sottostare ai Contratti collettivi nazionali (Ccnl), sta agitando i sogni dei bancari che domani incroceranno le braccia per opporsi anche alle esternalizzazioni dei servizi non propriamente «core» e al blocco delle assunzioni che si è venuto a creare dopo la riforma Fornero del 2012. Stesse motivazioni porteranno poi a scioperare i dipendenti delle Banche di credito cooperativo, che scenderanno in piazza contro Federcasse il prossimo 2 marzo.

SINDACATI CONTRO FEDERCASSE - Alla mobilitazione del 2 marzo hanno aderito tutte le sigle sindacali, Dircredito, Fabi, Fiba/Cisl, Fisa/Cgil, Ugl/Sincra e Uilca/Uil spiegando che riguarderà tutto il personale dipendente da aziende, società, enti, organismi del credito Cooperativo, compresi i contratti a tempo determinato , di apprendistato e di inserimento. Inoltre i lavoratori si asterranno dagli «straordinari» dal 2 al 31 marzo. I rappresentanti dei lavoratori hanno deciso di scioperare per difendere il diritto al rinnovo dei Ccnl e contro la decisione «unilaterale di Federcase di dare disdetta e successiva disapplicazione dei Contratti collettivi nazionali di lavoro e dei contratti di 2° livello», hanno scritto nel comunicato congiunto. Il 28 gennaio scorso infatti è naufragato il tentativo obbligatorio di conciliazione portato avanti nella sede del ministero del Lavoro.

UGL, FEDERCASSE CI METTE SOTTO SCACCO - Nel frattempo per tutto febbraio si svolgeranno le assemblee dei lavoratori e «manifestazioni di protesta pubblica», ha scritto Ugl/Sincra che ha spiegato come Federcasse sia «rimasta ferma sulla sua posizione, quella di voler mantenere la categoria 'sotto scacco nella fase dei rinnovi  contrattuali. Della serie, o con le buone (con la firma dei sindacati) o con le cattive (senza firma dei sindacati, ma disapplicando i Cia/Cir e Ccnl) è determinata ad ottenere il suo risultato: drastica riduzione del costo del lavoro e maggiori flessibilità nella gestione del personale, oltre ad altre novità normative che possano aprire il settore agli effetti derivanti dal Jobs Act». La Sincra/Ugl ha poi ricordato che il settore del credito cooperativo si trova oggi in un momento delicato, perché impegnato «sul fronte istituzionale (Governo, Banca d’Italia e BCE) a fornire in tempi brevissimi risposte di autoriforma che possano scongiurare interventi legislativi calati dall’alto (come quello rischiato la scorsa settimana con il decreto legge sulle Popolari)». Ciò nonostante ha concluso il sindacato è stata scelta «la via più tortuosa e complicata, quella dell’apertura di un ulteriore fronte, quello interno, contro i lavoratori».

UILCA, LAVORATORI NON PAGHINO ERRORI DI ALTRI - Secondo il segretario nazionale della Uilca, Giuseppe Del Vecchio, invece è «inutile sottolineare l'incomprensibile atteggiamento di Federcasse, che ha come solo e unico obiettivo quello di destrutturare il contratto collettivo nazionale di lavoro, con la conseguenza di far pagare ai lavoratori tutti gli errori commessi da altri». Del Vecchio ha proseguito, sottolineando «l'incremento del livello dei crediti in sofferenza del sistema, che condiziona la stabilità e la tenuta in prospettiva di molte banche di credito cooperativo. Vi è piena consapevolezza delle difficoltà dettate dal contesto socio-economico, che responsabilmente deve essere tenuto in debita considerazione nella fase di rinnovo, ricercando compatibilità ed equilibri e non tentando di prendere scorciatoie con interventi sulle retribuzioni dei lavoratori».

CGIL, AUTORIFORMA SI' MA PARTECIPATA - Anche la Fisa/Cgil ha chiesto che si «sgombri il campo dalla decisione di disapplicare i contratti» e che Federcasse «renda partecipe il sindacato da subito – e in tutte le fasi – del progetto di autoriforma». I coordinatori nazionali, Michele Cervone e Fabrizio Petrolini, hanno spiegato che la loro sigla non accetterà «riforme imposte dall’esterno» e hanno ribadito il loro «no alle autoriforme senza preventiva partecipazione».