11 luglio 2020
Aggiornato 22:30
Manipolazioni dei tassi interbancari

Ecco l'ennesima frode che le banche non pagheranno

Due anni fa era esploso lo scandalo Libor-Euribor, e quattro grandi banche erano state condannate per aver manipolato i tassi internazionali. Nessuno era poi finito dietro le sbarre e le sanzioni erano state pagate a metà. Oggi la Commissione europea le condanna a pagare nuove sanzioni (già condonate).

ROMA - Due anni fa era esploso lo scandalo Libor-Euribor, e quattro grandi banche erano state condannate per aver manipolato i tassi internazionali. Nessuno era poi finito dietro le sbarre e le sanzioni erano state pagate a metà. Oggi la Commissione europea le condanna a pagare nuove sanzioni (già condonate). 

UN SALTO NEL PASSATO - Ci risiamo. Due anni fa era scoppiato lo scandalo Libor-Euribor. Ci si era accorti che un gruppo di banche manipolava a suo piacimento il London Interbank Rate, una sorta di tasso d'interesse mondiale che influenza tantissimi tassi di finanziamento: tra cui anche il costo delle rate della nostra automobile, per fare un esempio. Nonostante lo scandalo internazionale, alla fine le grandi banche coinvolte avevano pagato meno del previsto e nessuno dei responsabili era finito dietro le sbarre. Complessivamente il cartello ha sborsato sei miliardi di dollari di multe, ma avrebbero dovuto tirarne fuori parecchi di più.

NUOVE MULTE PER JP MORGAN &CO. - Oggi la Commissione europea ha annunciato di aver comminato multe per 94 milioni di euro complessivi a quattro grandi banche, coinvolte in un cartello che ha effettuato manipolazioni sui tassi interbancari, in particolare sull'indice Libor relativo al franco svizzero. Si tratta di due diversi casi, il primo risale al periodo tra marzo 2008 e luglio 2009, in cui Royal Bank of Scotland e JP Morgan, secondo l'Ue, avevano stretto accordi per pilotare l'andamento dell'indice.

E SANZIONI DI NUOVO CONDONATE - A JP Morgan è stata comminata una sanzione da 61,6 milioni, mentre Rbs si è vista condonare le multe dato che ha denunciato i fatti. Il secondo caso invece le banche in questione si erano accordate (nel 2007) su un aspetto tecnico chiave delle attività di trading: il differenziale (spread) tra il prezzo «danaro» e il prezzo «lettera» (bid-ask), ovvero quello a cui una istituzione è pronta ad acquistare un titolo e quello a cui è pronta a venderlo. Stavolta le banche coinvolte erano quattro, oltre alle due precedenti anche le elvetiche Ubs e Credit Suisse. Ubs è stata multata per 12,6 milioni, JP Morgan per 10,5 milioni, Credit Suisse per 9,1 milioni. Rbs anche in questo caso si è vista condonare le sanzioni.