14 novembre 2019
Aggiornato 17:30
Crisi dinastica in Luxottica

Ora Dallas abita a Belluno

Una azienda italiana che primeggia nel mondo viene colpita improvvisamente da una crisi dei vertici. Nel giro di poche settimane se ne vanno sbattendo la porta due manager di altissimo livello. Ma dietro quelli che in termini tecnici si chiamano problemi di governance, spunta una moglie inaspettatamente invadente e una folte prole di figli di primo e di secondo letto.

ROMA -«Dove sia il confine dell'amore fra la mia passione di realizzare occhiali, e la altrettanto forte passione che ho nel farlo in Luxottica non saprei proprio dirlo».

MASSIMO VIAN, MANAGER ANCHE PER PASSIONE - Si presentava così, in un video distribuito dalla stessa azienda, ma quando era solo responsabile commerciale, Massimo Vian, veronese di non ancora 40 anni, da oggi amministratore delegato di Luxottica (la multinazionale che fa capo a Leonardo Del Vecchio) l’ aziende italiana che è leader mondiali degli occhiali. Di amore Massimo Vian (generazione Renzi) ne dovrà tirare fuori in grande quantità, perché arriva in cima al gruppo nel momento più difficile della sua storia. Di sicuro Vian dovrà fare ricorso a tutte le sue doti diplomatiche e psicologiche ( se ne ha) perché i problemi dell’azienda di Belluno (che ha 73 mila dipendenti e fabbriche, oltre che in Italia, sparse in tutti e cinque i continenti) non sono di produzione, di mercato, o di concorrenza (Luxottica nel 2013 ha fatturato circa 7,3 miliardi di dollari e va a gonfie vele) ma familiari.

UNA CRISI DINASTICA - Anche se sembra impossibile in questi tempi di crisi nera delle commesse, il titolo ha perso in un solo giorno quasi il 10 per cento del suo valore, non per motivi legati alla sua salute industriale, ma perché gli investitori sono stati presi dal panico per le ultime mosse di vertice del padre padrone dell’azienda. Cioè di quello stesso imprenditore che dalla nascita di Luxottica non ha sbagliato una mossa, e ha portato, passo dopo passo un’ impresa di Belluno ad essere il punto di riferimento degli occhiali nel  mondo, dopo aver acquistato e rilanciato verso il successo giganti come le americane Ray-Ban e Oakley.

ANDREA GUERRA SBATTE LA PORTA - Dietro questo industriale, al quale per anni tutto il sistema economico ha guardato come ad un faro, si celava infatti una smagliatura che con il tempo si è fatta sempre più larga fino a mostrarsi nelle ultime settimane come una vera e propria falla capace di intaccare un sistema che sembrava inviolabile. La crepa ha mostrato per intero la sua pericolosità quando poche settimane fa se ne è andato inaspettatamente dal gruppo Andrea Guerra, il manager al quale il patron Leonardo Del Vecchio negli ultimi dieci anni aveva affidato le redini di Luxottica, con i risultati esaltanti che tutti conosciamo. Il divorzio, appena avvenuto, era stato attribuito dalla maggior parte dei commentatori a incomprensioni fra l’azionista e il manager, e addirittura ad una diversità di vedute in merito agli impegni presi da Luxottica e con gli avveniristici Google Glass. Insomma la separazione sembrava da attribuirsi a quegli attriti fisiologici fra chi comanda perché possiede e chi comanda perché gestisce.

IL PATRON RIVUOLE IL TIMONE - Inoltre veniva attribuito a Del Vecchio il desiderio, insito in ogni grande imprenditore o ad ogni ammiraglio che rimpianga la plancia di comando, di volersi rimettere al comando dell’azienda come ai vecchi tempi. Ora si è capito che più di una volontà si è trattato di una necessità: cioè la necessità di richiamare a se le tutte le leve del potere che stavano per essere erose dalla più banale delle dispute di potere che albergano spesso nelle industrie a carattere familiare italiane.

UNA FAMIGLIA NUMEROSA - E’ stato così che chi non lo sapeva ha scoperto che Leonardo Del Vecchio ha sei figli, di cui solo il più grande è nel cda dell’azienda. Che a ognuno dei sei figli ha distribuito circa il 16 per cento delle azioni. Che ha mantenuto per se poco più dell’1,5 per cento, ma l’usufrutto (che equivale all’esercizio del potere che da esse deriva) dei pacchetti destinati agli eredi. E’ inoltre diventato noto a tutti, anche fuori Belluno, che Del Vecchio, che ha quasi ottanta anni, ha una moglie, Nicoletta Zampillo che rivendica già da adesso un 25 per cento della proprietà. La signora Zampillo, che il patron ha sposato in secondo nozze, poi lasciata e infine ripresa, è anche madre del sesto figlio di Del Vecchio, Leonardo, il più piccolo.

QUANDO LA MOGLIE NON E’ IN VACANZA - La moglie di Del Vecchio, finora piuttosto sconosciuta ai quotidiani che si occupano di economia, in questi ultimi tempi deve avere accresciuto la sua influenza sia sul marito sia in società. L’ultimo episodio di famiglia, quello che ha fatto perdere al gruppo quasi il dieci per cento del suo valore in Borsa, sembra infatti che sia stato determinato dalla presenza nel consiglio di amministrazione di un consulente di sua fiducia, Francesco Milleri, entrato immediatamente in rotta di collisione con un manager della prima ora, Enrico Cavatorta, che Del Vecchio aveva voluto come amministratore delegato al posto di Andrea Guerra. Risultato, le dimissioni con tanto di sbattuta di porta anche di Cavatorta e la sua sostituzione in tutta fretta con Massimo Vian, uomo interno che finora si è occupato più di produzione e di mercato che di strategie o di finanza.

I FIGLI NON SI POSSONO LICENZIARE - Anche in famiglia il terremoto di queste ultime 24 ore ha provocato cambiamenti che avranno sicuramente ripercussioni nel gruppo. Leonardo Del Vecchio, che ha sempre sostenuto di non volere i figli in azienda «perché non si possono licenziare» ha annunciato che anche il primogenito Claudio dovrà lasciare il posto nel Cda che attualmente ricopre. Inoltre ha smentito di avere intenzione di inserire nel gruppo il più piccolo della famiglia, l’unico figlio avuto con l’attuale moglie, la signora Zampillo.

ORA COMANDO IO, FORSE - Insomma per ora con un perentorio «fuori tutti, qui comando io», Leonardo del Vecchio ha ripreso in mano la situazione. Ma a Belluno e soprattutto in Borsa nessuno dubita che il fuoco continuerà a bruciare sotto la cenere con esiti del tutto imprevisti. Non è un periodo fortunato per l’economia italiana: dove non morde la crisi, a minare una delle poche grandi aziende tricolori ci si mettono i veleni che nessuno riesce ad insinuare negli ingranaggi più delicati delle imprese come le dispute in famiglia degli industriali. I mercati, che temono i veleni di famiglia più di una crisi petrolifera, in questi casi avvertono subito il pericolo, e un gioiello come Luxottica, con i suoi successi, il suo fatturato, i suoi utili, in poche ore finisce per perdere quasi il 10 per cento di quanto ha costruito in anni di fatica.  Con tanti saluti ai suoi sette miliardi di giro di affari e ai suoi 73 mila dipendenti.