12 novembre 2019
Aggiornato 21:30
Pubblica amministrazione

Dopo il blocco agli stipendi i sindacati sicurezza annunciano lo sciopero generale

Contro il prolungamento del blocco dei contratti le sigle sindali del comparto hanno annunciato la mobilitazione: sarebbe il primo caso nella storia. E i rappresentanti delle divise chiedono anche le dimissioni dei «capi dei vari corpi e dipartimenti, civili e militari, e dei relativi ministri»

ROMA - Contro il prolungamento del blocco dei contratti i sindacati del comparto sicurezza hanno annunciato lo sciopero generale: sarebbe il primo caso nella storia di sciopero delle divise. E i rappresentanti sindacali chiedono anche le dimissioni dei «capi dei vari corpi e dipartimenti, civili e militari, e dei relativi ministri».

COCER, NOSTRI SACRIFICI NON RICONOSCIUTI - «Qualora nella legge di stabilità sia previsto il rinnovo del blocco del tetto salariale chiederemo le dimissioni di tutti i capi dei vari corpi e dipartimenti, civili e militari, e dei relativi ministri poiché non sono stati capaci di rappresentare i sacrifici, la specificità, la professionalità e l'abnegazione del proprio personale», affermano in una nota congiunta i Sindacati e Cocer comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico, dopo una riunione per fare il punto della situazione dopo le dichiarazione del ministro per la Pubblica amministrazione Marianna Madia sul blocco degli stipendi anche per il 2015.

SARA' PRIMO SCIOPERO GENERALE - E «per la prima volta nella storia della nostra Repubblica - sottolineano i Sindacati e il Cocer Interforze - siamo costretti, verificata la totale chiusura del governo ad ascoltare le esigenze delle donne e degli uomini in uniforme per garantire il funzionamento del sistema a tutela della sicurezza, del soccorso pubblico e della difesa del nostro Paese, atteso le numerose richieste di incontro rivolte al presidente del Consiglio, ad oggi inascoltate, a dichiarare lo sciopero generale di questi comparti atteso che anche i capi dei singoli corpi e dipartimenti e i relativi ministri hanno girato le spalle al proprio personale». Lo sciopero «si terrà entro la fine di settembre, qualora dovesse essere rinnovato il blocco del tetto delle retribuzioni» e fin da subito i sindacati annunciano, «oltre ad una capillare informazione e sensibilizzazione della società civile sui rischi che corre, azioni di protesta su tutti i territori».

NESSUNA RICONOSCENZA DA ISTITUZIONI - «Quando abbiamo scelto di servire il Paese, per garantire Difesa, Sicurezza e Soccorso pubblico eravamo consci di aver intrapreso una missione votata alla totale dedizione alla Patria e ai suoi cittadini con condizioni difficili per mancanza di mezzi e di risorse», sottolineano i sindacati del comparto sicurezza in una nota congiunta, aggiungendo: «Quello che certamente non credevamo è che chi è stato onorato dal popolo italiano a rappresentare le Istituzioni democratiche ai massimi livelli, non avesse nemmeno la riconoscenza per coloro che, per poco più di 1300 euro al mese, sono pronti a sacrificare la propria vita per il Paese». E «nonostante i sacrifici e i maltrattamenti sinora ricevuti, le donne e gli uomini in uniforme hanno continuato a servire i cittadini italiani e le istituzioni democratiche convinti che il governo, anche in relazione ai continui impegni assunti formalmente con documenti ufficiali e con dichiarazioni sia dei ministri che dei capi dei singoli corpi e dipartimenti, avrebbe loro riconosciuto quanto negato negli ultimi quattro anni con il blocco del tetto salariale che, invece era dovuto».

CONSULTA SICUREZZA, DIMISSIONI DEI VERTICI - «Ministri e capi delle forze di polizia e dei vigili del fuoco si dimettano»: così il blocco degli stipendi annunciato dal ministro Madia viene accolto anche dai sindacati autonomi della Consulta Sicurezza, che rappresenta polizia di Stato (Sap), polizia penitenziaria (Sappe), Corpo Forestale (Sapaf) e Conapo (vigili del fuoco). E avvertono: «Siamo pronti a forme di protesta anche eclatanti».

PIU' CHE ARRABBIATI - «Essere arrabbiati è dire poco. Oltre ad aver fatto i buffoni, promettendo cose che sapevano di non poter mantenere, hanno continuato a prendere in giro i poliziotti, penitenziari, forestali e vigili del fuoco dall'alto delle loro ben pagate cadreghe. Sul tetto stipendiale e sul rinnovo contrattuale siamo stati traditi, per questo i ministri Alfano, Pinotti, Orlando e Martina e i capi dei corpi di polizia e dei vigili del fuoco hanno solo due strade: unirsi con noi nella sacrosanta battaglia per il personale o dimettersi senza se e senza ma»: è la dura reazione della Consulta sicurezza all'annunciato prolungamento del blocco degli stipendi

PRESIDIO PERMANENTE A MONTECITORIO - «Siamo pronti a forme di protesta anche eclatanti - dicono i segretari generali Gianni Tonelli, Donato Capece, Marco Moroni e Antonio Brizzi - perchè la misura è colma. Siamo in piazza dal 27 agosto e presidiamo Montecitorio a oltranza, oltre a un camper che gira tutta Italia nell'ambito dell'operazione #piazzapermanente. La protesta crescerà. Ci diano quello che hanno promesso o se ne vadano a casa. Non c'è altro da dire».