7 dicembre 2019
Aggiornato 06:30
Mercato del lavoro

Camusso a Poletti: «Bastano 4 contratti di lavoro»

Lo ha affermato il leader della Cgil, Susanna Camusso, nel corso di un dibattito con il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, alla Fondazione del Corriere della Sera. «Quasi tutte», così la Camusso ha risposto alla domanda su quali fossero le forme contrattuali da tagliare.

MILANO - Bisogna fare ordine nei contratti di lavoro, ne bastano quattro: part-time, apprendistato, determinato e indeterminato a tutele crescenti. Lo ha affermato il leader della Cgil, Susanna Camusso, nel corso di un dibattito con il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, alla Fondazione del Corriere della Sera. «Quasi tutte», così la Camusso ha risposto alla domanda su quali fossero le forme contrattuali da tagliare.
«I rapporti di lavoro sono: il tempo indeterminato, potrebbe esserci anche il determinato ma non con quella schifezza che avete fatto con l'ultimo decreto, l'apprendistato e il part-time», ha detto il leader della Cgil. A chi le faceva notare che una riduzione delle forme contrattuali porti inevitabilmente a un aumento della disoccupazione, ha replicato: «è una inevitabilità non dimostrata». Sull'argomento il ministro Poletti ha detto che «si può fare una buona semplificazione, senza immaginare un solo contratto».
«I contratti che restano in campo devono poi competere tra di loro in forza delle loro caratteristiche e specificità», ha aggiunto.

RICOSTRUIRE LE TUTELE - «Investire sulla stabilità contrattuale dei lavoratori è un modo per far crescere le imprese - ha aggiunto la Camusso nel corso del faccia a faccia - Bisogna ricostruire le tutele del lavoro che sono state smantellate e senza alcun beneficio per sistema, che si è impoverito, è diventato meno competitivo». «Semplificando - ha aggiunto Poletti - gli imprenditori si trovano così di fronte a una sufficiente varietà certa e non hanno titolo per cercare altre soluzioni se non nell'ottica di risparmiare impropriamente. Se la pensano così è meglio che vadano a casa - ha concluso il ministro - noi vogliamo dei buoni imprenditori per avere un buon mercato del lavoro, e non fare felici i cattivi imprenditori. Vogliano dare una mano ai bravi imprenditori con regole certe».