5 dicembre 2019
Aggiornato 18:01
Il tempo delle riforme

Riforme, la sfida è sul «Titolo V»

Secondo il Presidente di Assolombarda, Gianfelice Rocca «le competenze statali, regionali e comunali, con particolare attenzione alla costruzione delle città metropolitane devono essere riviste abolendo ogni conflitto di competenza fra materie concorrenti»

MILANO - «Sono profondamente convinto che per liberare le energie dei territori occorre una totale revisione dello Stato» e in particolare «su una buona riforma del Senato e ancor più su una seria ed efficace riforma singolare del Titolo V della Costituzione si gioca la sfida più importante e complessa delle riforme italiane». Così il presidente di Assolombarda, Gianfelice Rocca, nel suo intervento all'assemblea annuale.

Secondo Rocca «le competenze statali, regionali e comunali, con particolare attenzione alla costruzione delle città metropolitane devono essere riviste abolendo ogni conflitto di competenza fra materie concorrenti». In particolare, per il presidente di Assolombarda vanno evitate soprattutto due cose. «La prima è che l'uso indecoroso fatto da alcune Regioni e Comuni dell'autonomia induca a un riaccentramento a livello nazionale di molte funzioni che devono invece essere decentrate. La seconda è che si apra un nuovo conflitto fra Regioni e città metropolitane sulle reciproche attribuzioni», ha spiegato Rocca, secondo il quale «il modello tedesco basato su Lander è quello più adatto alla nostra storia, molto più del modello francese».

«Solo alcune competenze - ha continuato Rocca - vanno ricondotte alla competenza esclusiva statale come le infrastrutture strategiche di trasporto ed energetiche, ma le restanti competenze dovrebbero essere distribuite in maniera simile a quella delle attuali regioni a Statuto speciale». Ma per tutelare le autonomie responsabili «occorre uno Stato forte in grado di controllare preventivamente e commissariare immediatamente le Regioni e i Comuni che sgarrano». In conclusione, ha sottolineato Rocca, oggi «l'Italia paga il doppio prezzo sia di un federalismo alla tedesca sia di un centralismo alla francese. E voglio qui ricordare che se tutti i servizi regionali fossero erogati con l'efficienza lombarda si risparmierebbero 82 miliardi di euro l'anno».

Dopo la riforma del Titolo V, la seconda innovazione istituzionale deve riguardare la burocrazia. «Leggi semplici, chiare e stabili richiedono non solo competenze adeguate per semplificarle e riscriverle ma, a seguire, una tenacie capacità di realizzarle. Oggi mancano entrambe. E' la burocrazia, il moloc che tiene in catene sovranità popolare e governi, imprese e società civile». Rocca ha poi ricordato che «mancano all'appello ancora oltre 400 decreti attuativi» di alcuni degli interventi promossi per legge dai governi Monti e Letta. «Un terzo di punto di Pil di crescita può essere sbloccato da questi soli interventi mancanti, che sono a costo zero visto che le leggi approvate prevedevano stanziamenti di competenza».

Infine, il terzo punto dell'innovazione istituzionale riguarda il Fisco che «in questi anni è diventato il primo fattore generatore di sfiducia, incertezza, paura. Per gli imprenditori - ha sottolineato il presidente di Assolombarda - il rapporto con un Fisco complesso e sempre variante è diventato un incubo, la minaccia costante che da meri errori possono discendere anche conseguenze penali». Ed è proprio per questo che Assolombarda ha deciso di rivolgere al governo un invito: «Tra le misure attuative più rilevanti di cui siamo in attesa in cima alla lista c'è ora la delega fiscale. Sono ben trenta i decreti attuativi previsti per questo solo provvedimento. Ma sono decisivi».