4 aprile 2020
Aggiornato 05:00
Lavoro & numeri

Occupazione, per far «quadrare i conti» si calcolerà anche il lavoro nero

Nel 2014 cambia nella UE anche la metodologia per il calcolo delle stime sull'occupazione. Il Ministro Poletti: «Contratto a tempo indeterminato deve costare meno»

ROMA - Nel 2014 cambia nella Ue anche la metodologia per il calcolo delle stime sull'occupazione. Il metodo «permette di discriminare le varie tipologie di lavoro, individuando in primo luogo il confine tra lavoro regolare e irregolare, sulla base dell'insieme dei segnali estratti dalle fonti amministrative». In particolare, l'occupazione irregolare «è individuata nei segmenti in cui la presenza di un'attività lavorativa (misurata a livello individuale) non corrisponde ad alcuna forma di adempimento contributivo o fiscale», spiega l'Istat in occasione del passaggio alla nuova versione delle regole di contabilità del Sistema dei conti nazionale all'interno dell'Unione europea.

MESSA A PUNTO - Un ulteriore progresso nella misurazione delle componenti non osservate dell'economia - osserva l'Istat - riguarda la stima dei redditi da lavoro dipendente per il lavoro irregolare. E' stata messa a punto una nuova metodologia che permette una stima del differenziale retributivo tra posizioni regolari e non regolari, tramite l'integrazione a livello micro di informazioni provenienti dalle indagini Eu-Silc e Forze di Lavoro (per la parte relativa alle retribuzioni nette) con le informazioni provenienti da fonte amministrativa.

POLETTI: FAR COSTARE MENO CONTRATTO TEMPO INDETERMINATO - Occorre «provare a far costare di meno» il contratto a tempo indeterminato per promuoverlo e per «rendere competitive fra loro le varie tipologie contrattuali». A dirlo è il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a Napoli per un convegno organizzato sul lavoro sommerso. Commentando le proposte avanzate da Confindustria sul lavoro, Poletti ha sottolineato che «la posizione del governo sul tema del lavoro è piuttosto chiara», aggiungendo che nella linea tracciata da Confindustria «per molti aspetti ci sono consonanze, almeno nei titoli. Poi - ha concluso il ministro - bisogna vedere se lo svolgimento dei temi è simile».

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