26 gennaio 2020
Aggiornato 20:00
Privatizzazioni

Angeletti: Privatizzare la RAI? Il governo si concentri sulla vendita degli immobili

«Si può cedere un po' più di Eni o Terna purché il controllo resti in capo al Tesoro ma giù le mani dalla Rai. E occorre usare cautela anche sulle Poste per non indebolirla». A pensarla così il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti

ROMA - No alla propaganda sul tema delle privatizzazioni. Si può cedere un po' più di Eni o Terna purché il controllo resti in capo al Tesoro ma giù le mani dalla Rai. E occorre usare cautela anche sulle Poste per non indebolirla. A pensarla così il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, che commenta le dichiarazioni del ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, sul tema delle privatizzazioni. «La vera strategia seria - sostiene Angeletti - è concentrarsi sulla dismissione degli immobili pubblici».

LA PROPAGANDA NON SERVE - «Sulle privatizzazioni non bisogna fare propaganda. Ci sono privatizzazioni e privatizzazioni, ci sono aziende e aziende; cedere un po' più di Eni o Terna lasciando il controllo in mano al Tesoro non sarà un grande problema. Tutt'altra cosa invece cedere il ramo assicurazioni di Poste Italiane, perchè questo significa indebolire un'azienda che non deve essere assolutamente indebolita», sottolinea Angeletti parlando a 'L'Economia Prima di Tutto' su Radio1 Rai. «Le aziende sono cose 'vive', devono restare in mano a chi è in grado di farle funzionare bene, nel passato quasi nessuna privatizzazione è stata di successo».
E soprattutto, «la Rai deve restare pubblica, non credo ci sia nessuna altra possibilità, abbiamo già televisioni commerciali, non ci sono problemi di monopolio, né di informazione né di altro. Non vedo nessuna ragione di privatizzare la Rai e francamente non credo proprio che ci riusciranno».

CATRICALÀ: DEVE RESTARE PUBBLICA - Non esiste sul tavolo del governo alcun dossier sulla privatizzazione della Rai, il cui contratto di concessione, che scade nel 2016, andrà rinnovato.
A difendere il controllo statale della tv pubblica è il viceministro allo Sviluppo economico Antonio Catricalà che, in un'intervista al Messaggero, ha definito «forzato» interpretare come un'apertura alla vendita le parole del ministro dell'Economia Maurizio Saccomanni, secondo cui per abbattere il debito pubblico l'esecutivo guarda a «tutte le opzioni» di dismissione.