12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Documento economia e finanza

Il governo: «Nel 2013 Pil giù dell'1,7%, ma nel 2015 situazione sarà ribaltata»

Il Cdm stima: «Tenuto conto delle riforme adottate in passato e delle recenti iniziative tese a supportare la ripresa, per il prossimo biennio viene prefigurata una crescita pari all'1 e all'1,7 per cento, rispettivamente. Dal 2015 obiettivo è pareggio di bilancio»

ROMA - Il quadro programmatico del Documento economia e finanza (Def) «traccia un percorso di avvicinamento all'obiettivo del pareggio strutturale di bilancio, che in linea con le regole nazionali ed europee verrebbe conseguito a partire dal 2015». Questo quanto ha scritto il governo nella nota diffusa al termine del Consiglio dei ministri, che ha approvato la nota di aggiornamento al Def. Il deficit strutturale nel 2015 «sarà pari allo 0,2 per cento», è specificato nella nota.
Il debito pubblico programmatico si attesterà quest'anno al 132,9 per cento del Pil, l'anno prossimo al 132,8 per cento e nel 2015 al 129,4 per cento, ha stimato la tabella del Def. Nel 2016 il debito scenderà al 125 per cento e nel 2017 al 120,1 per cento. Il dato è al lordo dei sostegni e debiti della pubblica amministrazione.

NEL 2013 PIL -1,7% - Il prodotto interno lordo per l'anno 2013 è stimato in riduzione dell'1,7 per cento rispetto al 2012 (-1,3 per cento la stima precedente) «tenuto conto delle riforme adottate in passato e delle recenti iniziative tese a supportare la ripresa», per il 2014 e il 2015 viene prefigurata una crescita pari all'1 e all'1,7 per cento, rispettivamente.

DEFICIT/PIL 3% ESSENZIALE - «Il governo si impegna ad assumere interventi tempestivi per mantenere il deficit entro la soglia del 3 per cento del Pil nel 2013. Il raggiungimento di tale obiettivo - ha proseguito il governo - è considerato essenziale per garantire all'Italia autonomia nella gestione delle proprie politiche economiche e fiscali, conservando la necessaria credibilità a livello internazionale per contenere la spesa per interessi sul debito pubblico, stimata per il 2013 in 84 miliardi di euro».
«L'indebitamento netto programmatico è previsto ridursi gradualmente nei prossimi anni, passando dal 2,5 per cento nel 2014 allo 0,1 nel 2017. L'indebitamento netto a legislazione vigente per il 2013 risulterebbe pari al 3,1 per cento del Pil in assenza di ulteriori interventi, ovvero 0,2 punti percentuali al di sopra del valore indicato nel Def di aprile. Al riguardo si evidenzia che i pagamenti dei debiti pregressi in conto capitale della pubblica amministrazione, concordati con l'Unione europea, peggiorano per circa 0,5 punti percentuali il risultato del 2013», hanno ricordato da Palazzo Chigi.

CON NOI CRESCITA E SPESA SOTTO CONTROLLO - «Nel corso di una recessione senza precedenti nella sua storia, l'Italia ha perso più di 8 punti percentuali di Pil. Negli ultimi mesi - ha proseguito il comunicato - il governo ha sostenuto la ripresa dell'attività economica attraverso varie iniziative: l'accelerazione dei pagamenti della pubblica amministrazione, volta a iniettare liquidità e allentare la morsa sul credito; l'intervento sul costo del lavoro per i giovani; le varie iniziative a sostegno del settore delle costruzioni e delle infrastrutture, che negli ultimi anni ha visto ridursi drasticamente il proprio prodotto; varie iniziative per migliorare la qualità della spesa pubblica e dare supporto alla domanda interna. Analogamente, nel 2013 la spesa è stata tenuta attentamente sotto controllo e risulta in linea con le previsioni, così che gli effetti sul deficit del calo del Pil più accentuato del previsto sono stati contenuti».

NON SIAMO PIÙ IN MIRINO UE - Per queste ragioni hanno detto dall'esecutivo: «Il processo di risanamento finanziario intrapreso, testimoniato dai risultati di finanza pubblica del 2012 e dagli andamenti stimati per il 2013 e gli anni successivi, ha reso possibile la chiusura della Procedura per disavanzi eccessivi avviata nei confronti dell'Italia. È un risultato importante, che tuttavia non può indurre ad un atteggiamento meno rigoroso».

DA 2015 TAGLIO SPESA PUBBLICA - «Il governo - ha concluso la nota - ritiene che l'avvicinamento al pareggio strutturale di bilancio resti una condizione indispensabile per assicurare la sostenibilità del debito pubblico e mantenere la fiducia degli operatori economici e finanziari. Il quadro programmatico traccia un percorso di avvicinamento a questo obiettivo, con il pareggio a partire dal 2015, in linea con il nuovo requisito Costituzionale e con le regole europee. In futuro la definizione di un obiettivo programmatico per la spesa primaria delle amministrazioni pubbliche a politiche invariate potrà contribuire alla disciplina di bilancio, rafforzare l'efficacia dei processi di revisione della spesa e creare spazi per ridurre la pressione fiscale. Le manovre correttive prefigurate dal 2015 in poi dovranno fare perno sulla riduzione della spesa pubblica».