25 gennaio 2021
Aggiornato 02:00
Siderurgia | Inchiesta Ilva

Riva Acciaio: «Obbligati a stop dal Gip», Landini: «Serrata per drammatizzare, nazionalizziamo anche a tempo»

L'azienda spiega che ha messo il libertà 1400 lavoratori perché priva di un espresso provvedimento di concessione della facoltà d'uso dei beni sequestrati. Confindustria chiede di preservare la siderurgia italiana, Giovannini rassicura: «settore strategico, eviteremo danni a lavoratori». La Fiom: «Intervento dello Stato anche transitorio»

TARANTO - La Riva Acciaio ha pubblicato una nota per chiarire la sua decisione di aver messo in libertà i suoi mille 400 lavoratori. In relazione alle dichiarazioni contenute in una nota della Procura di Taranto riprese dalla stampa, secondo cui il provvedimento di sequestro non impedirebbe l'uso degli impianti, Riva Acciaio ha precisato che tali dichiarazioni «non trovano purtroppo riscontro nel provvedimento del Gip di Taranto di cui ha ricevuto notifica il 9 settembre 2013».

GIP CI HA IMPEDITO FACOLTA' D'USO - Tale provvedimento «sottrae infatti alla disponibilità di Riva Acciaio tutti i beni, senza disporre alcuna facoltà d'uso a beneficio dell'azienda; come è noto, in assenza di un espresso provvedimento di concessione della facoltà d'uso, il sequestro preventivo penale impedisce all'azienda ogni utilizzo, in qualsiasi modo o forma, dei beni oggetto di sequestro», hanno scritto dalla Riva Acciaio.

NON POSSIAMO FARE NULLA - Peraltro, ha continuato la nota dell'acciaieria, «come riportato anche dagli organi di stampa in data 14 settembre scorso, in conseguenza del nuovo atto di sequestro, le banche finanziatrici di Riva Acciaio, che erano tornate a riattivare i fidi, ne hanno immediatamente disposto il congelamento totale o la revoca; il blocco degli impianti e dei conti correnti impedisce alla società di svolgere, in questi giorni, non solo la normale attività produttiva, ma anche operazioni minimali, quali pagare le utenze o gli spedizionieri per la consegna dei materiali già venduti».
L'azienda ha precisato infine che, «con lettera raccomandata e comunicazione a mezzo posta elettronica certificata in data 11 e 12 settembre, la società ha immediatamente informato il Custode Giudiziario dei beni sequestrati per avvertirlo delle conseguenze operative del sequestro sull'azienda, ma allo stato non ha ricevuto alcun riscontro né scritto né verbale».

FIOM-CGIL, AZIENDA FA SERRATA PER DRAMMATIZZARE - «La decisione dell'Ilva, la messa in libertà di oltre mille 400 operai, è quasi una serrata: è come dire al lavoratore, non possiamo farvi lavorare, e quindi pagarvi, andatevene; è un atto sbagliato da parte dell'impresa, è stato come drammatizzare la situazione e indicare nell'atto della magistratura la responsabilità della chiusura, cosa evidentemente non vera, visto che nell'atto della magistratura non c'era nessun divieto all'uso dei beni aziendali e si parlava in particolare del sequestro dei beni aziendali, problema che esiste anche per il risanamento dell'impresa». Questa la posizione del segretario generale Fiom-Cgil, Maurizio Landini, intervistato da Radio 1.

NAZIONALIZZARE ANCHE A «TEMPO» - Quindi, ha aggiunto Landini, «dobbiamo uscire dalla drammatizzazione e serve che il governo sia in grado in prima persona, di consentire la prosecuzione dell'attività, visto che in questi stabilimenti il lavoro c'è, ed è la condizione per ottenere le risorse ad hoc per il risanamento. In prospettiva, si pone con sempre maggior urgenza il problema dell'inadeguatezza di questa proprietà: i Riva non sono in grado di dare un futuro, per cui subito un commissariamento ma in prospettiva si può ragionare su un intervento diretto, anche transitorio, dello Stato, per favorire un nuovo assetto proprietario dell'Ilva».
«Esiste gia un decreto salva-Ilva - ha continuato il segretario - che ha previsto un commissariamento, ma come dice la Costituzione agli articoli 41 e 43 ( e come peraltro contemplava la legge originariamente preparata dal governo Monti) che, per ragioni di interesse nazionale, si può arrivare oltre il commissariamento, sino addirittura all'esproprio, a una gestione diretta da parte dello Stato. Se vogliamo salvare la siderurgia in Italia, ed è già passato purtroppo troppo tempo, non possiamo escludere un intervento diretto dello Stato, che può essere transitorio, per favorire un ricambio, ma sicuramente l'attuale assetto proprietario dell'Ilva non è in grado di dare alcuna continuità occupazionale e produttiva. E' importante il sequestro dei beni della famiglia Riva, perché essa ha precise responsabilità nell'incapacità dell'Ilva di produrre, senza inquinare, e non può pensare di scaricare sulla collettività i costi del risanamento».

CONFINDUSTRIA, PRESERVARE SIDERURGIA - Il vicepresidente di Confindustria Fulvio Conti, intervistato su Radio1, ha rivolto un appello al governo per «preservare l'industria siderurgica, l'industria dell'acciaio in Italia».
«L'acciaio è un'industria di base, essenziale e fondamentale per l'economia nazionale. L'Italia è il secondo produttore di acciaio in Europa, non possiamo perdere anche questo primato, abbiamo bisogno di mantenere questa grande risorsa industriale», ha spiegato il vicepresidente di Confindustria.

GIOVANNINI, VOGLIAMO EVITARE DANNI A LAVORATORI - Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, ha assicurato che il settore siderurgico è «assolutamente strategico» per l'Italia e il governo farà «tutto il possibile per evitare danni per i lavoratori» del gruppo Riva legati alle vicende giudiziarie che lo riguardano.
«Lasciamo fare a Zanonato - ha detto Giovannini riferendosi al collega titolare dello Sviluppo economico - che ha la responsabilità. Noi siamo, come ministero del Lavoro, di supporto. Faremo tutto il possibile per evitare danni per i lavoratori. Il problema vero è che le imprese oggi lavorino, che oggi, mancando l'acciaio, ci sia un effetto a cascata. Dobbiamo assolutamente evitarlo», ha concluso a margine di un convegno all'università Bocconi.