24 settembre 2021
Aggiornato 03:00
Siderurgia | Inchiesta Ilva

L'ILVA chiede il dissequestro dell'acciaio al Tribunale di Taranto

La Consulta il 9 aprile scorso ha dichiarato costituzionale la legge di conversione del decreto varato dal governo a dicembre scorso anche se ancora non ha reso noto il testo della sentenza

TARANTO - Il presidente dell'Ilva Bruno Ferrante ha chiesto ai giudici della prima sezione penale del tribunale di Taranto di dissequestrare l'acciaio finito sotto sigilli a fine novembre e di «procedere senza indugio a fissare la prosecuzione del giudizio instaurato per l'appello depositato il 18 dicembre» contro il provvedimento del gip Patrizia Todisco che a sua volta aveva respinto la richiesta di restituzione del prodotto sequestrato.

SEGUIRE LE INDICAZIONI DELLA CONSULTA - Entrambe le richieste dell'Ilva di dissequestro della merce, quella al gip Todisco e quella al tribunale dell'appello cautelare, furono sospese dai magistrati tarantini in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale sulla legge 231/2012, detta «salva-Ilva». La Consulta il 9 aprile scorso ha dichiarato costituzionale la legge di conversione del decreto varato dal governo a dicembre scorso anche se ancora non ha reso noto il testo della sentenza. Il 26 novembre del 2012 il gip Todisco firmò un'ordinanza di sequestro di un milione ed ottocento mila tonnellate di acciaio stoccato nei piazzali dell'Ilva (valore fra 800 milioni ed un miliardo di euro) perché considerato provento dei reati contestati ai vertici dell'azienda. Già nei giorni scorsi l'Ilva ha chiesto a procura e gip di dare seguito alla pronuncia della Corte Costituzionale sulla base del comunicato stampa diffuso dalla stessa Consulta riguardante la legittimità della legge 231. Il gip ha ritenuto irricevibile la richiesta dal momento che la sentenza della Consulta non è stata ancora depositata.