29 novembre 2022
Aggiornato 12:30
La guerra dei cambi

BCE, tassi fermi mentre torna la polemica dei cambi

Il presidente Francois Hollande ha chiesto che i paesi dell'area euro si dotino di una «politica sui cambi», perché i rafforzamenti della valuta unica rischiano di minare i progressi ottenuti a caro prezzo sul recupero di competitività

FRANCOFORTE - A poche ore dal vertice tra capi di Stato e di governo dell'Unione europea a Bruxelles, a Francoforte si svolgerà un altro direttorio chiave: quello della Banca centrale europea. Si tratta della tradizionale riunione di inizio mese per le decisioni di politica monetaria, che vedrà i governatori delle banche centrali dell'Unione valutaria giungere già stasera per la consueta cena preparatoria, mentre il Consiglio direttivo vero e proprio si svolgerà nella mattinata di domani.

Una riunione dalla quale non sono attese sorprese sulle decisioni operative, la maggioranza degli analisti prevede il mantenimento dello status quota sui tassi di interesse, al minimo storico dello 0,75 per cento sull'euro. Si spera che dopo un nuovo indebolimento sul finale del 2012 ora l'economia dell'area valutaria punti ad una stabilizzazione, preludio di una graduale ripresa nei mesi a venire. Ma il quadro resta debole e incerto, mentre la disoccupazione resta molto elevata. La decisione sui tassi è attesa alle 13 e 45.

Ma intanto a vivacizzare la riunione, e soprattutto la consueta conferenza stampa esplicativa che alle 14 e 30 verrà tenuta dal presidente Mario Draghi, potrebbero essere temi di stretta attualità, dal caso Mps che ha avuto risonanza internazionale nei giorni scorsi, a quello più recente sui cambi valutari sollevato dalla Francia. Il presidente Francois Hollande ha chiesto che i paesi dell'area euro si dotino di una «politica sui cambi», perché i rafforzamenti della valuta unica rischiano di minare i progressi ottenuti a caro prezzo sul recupero di competitività.

Hollande ha messo le mani avanti precisando che non stava chiamando in causa la Bce, che mantiene la sua indipendenza, ma i governi che, attraverso il Consiglio, sono legittimati a darsi un obiettivo su questo versante. Ma il tema è tutt'altro che pacifico, tanto che oggi la cancelliera Angela Merkel, tramite il suo portavoce Steffen Seibert, ha risposto con un chiaro «nein», facendo capire di non esser d'accordo nemmeno sulle premesse con Hollande.