29 marzo 2020
Aggiornato 21:00
Scelte di campo

Slow Food Italia, appunti per le politiche alimentari

A poco più di un mese dalle prossime elezioni politiche e amministrative, Slow Food Italia presenta le proprie proposte. Non un’agenda, non un programma elettorale, non un sostegno a questo o a quel partito, ma una serie di idee, di evidenze per riaccendere l’attenzione su temi che rischiano di restare fuori dal dibattito elettorale

ROMA - A poco più di un mese dalle prossime elezioni politiche e amministrative, Slow Food Italia presenta le proprie proposte. Non un’agenda, non un programma elettorale, non un sostegno a questo o a quel partito, ma una serie di idee, di evidenze per riaccendere l’attenzione su temi che rischiano di restare fuori dal dibattito elettorale. «Sono questi i problemi con cui ci confrontiamo tutti i giorni e di cui, a nostro avviso, è necessario discutere», spiega Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia. «Quando parliamo di politiche alimentari intendiamo misure e azioni condivise che coinvolgano ambiente, agricoltura, educazione,salute, giustizia e beni culturali, senza confini tra le diverse discipline».
Un unico fil rouge, dunque, lega quelle che per l'Associazione sono oggi vere e proprie scelte di campo:

- la salvaguardia del territorio e il recupero dei suoli agricoli abbandonati, fermando la cementificazione e riducendo così anche i rischi idrogeologici che minacciano il nostro Paese; il che significa anche rivedere i criteri di pianificazione urbanistica;
- la difesa della legalità nei sistemi di produzione del cibo, lottando contro il caporalato, l’ingerenza della criminalità organizzata e le contraffazioni;
- il sostegno a una Politica Agricola Comune (PAC) più attenta alla sostenibilità ambientale, che fornisca aiuti concreti ai giovani agricoltori e disponga di finanziamenti per la ricerca e l'innovazione;
- Il no definitivo alla possibilità di coltivazioni geneticamente modificate in Italia, liberando tutta la filiera dalla presenza di Ogm, che sostengono un modello economico e produttivo antitetico al made in Italy;
- la tutela delle risorse idriche del nostro Paese, realizzando davvero una gestione pubblica e partecipativa dell’acqua, come stabilito dal referendum del 2011;
- l'adozione di precise scelte strategiche e formative che facilitino l’accesso delle nuove generazioni alla terra, rendendo l’attività agricola redditizia e attrattiva e semplificandone le norme fiscali;
- la protezione della biodiversità, regolamentando la commercializzazione e gli scambi delle sementi tradizionali e proteggendo la proprietà intellettuale delle comunità contadine che le hanno sviluppate.

Tutti i punti del documento su www.slowfood.it
Quella di Slow Food Italia è dunque una campagna elettorale al contrario, come racconta ancora Burdese: «Siamo noi elettori che dobbiamo farci ascoltare dai candidati, non viceversa. Facciamo in modo che prendano in considerazione le nostre richieste e chiediamo loro di attuarle concretamente. Chiediamo ai soci e in generale ai cittadini che hanno a cuore il futuro del cibo di qualità di condividere con noi le loro proposte: insieme possiamo fare in modo che il prossimo Parlamento faccia la differenza in tema di politiche alimentari».

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