19 settembre 2020
Aggiornato 20:00
Siderurgia | Inchiesta Ilva

L'Ilva rinuncia al Tribunale del Riesame sul dissequestro del prodotto

Così l'azienda evita la possibilità di ricorso alla Consulta da parte della Procura tarantina. La mossa a sorpresa è motivata dal fatto che il governo, col recente decreto legge, ha di fatto annullato i sequestri del siderurgico riconsegnando gli impianti e la produzione nelle mani dei proprietari, la famiglia Riva

TARANTO - I legali dell'Ilva hanno depositato poco fa presso la cancelleria del tribunale del Riesame di Taranto la rinuncia, firmata dal presidente del gruppo Bruno Ferrante, all'udienza di giovedì durante la quale ai magistrati avrebbero chiesto il dissequestro del prodotto finito e semi-lavorato finito sotto sigilli il 26 novembre scorso. Prodotto sequestrato perché realizzato nel corso dei quattro mesi in cui gli impianti dell'area a caldo erano sotto sequestro senza facoltà d'uso e, pertanto, non si poteva produrre e vendere acciaio.

La mossa a sorpresa è motivata dal fatto che il governo, col recente decreto legge, ha di fatto annullato i sequestri del siderurgico riconsegnando gli impianti e la produzione nelle mani dei proprietari, la famiglia Riva. Con questa mossa Ilva evita, inoltre, la possibilità di ricorso alla Corte costituzionale da parte della procura ionica contro il decreto per profili di incostituzionalità in occasione proprio dell'udienza al Riesame. Non è escluso che la magistratura ricorra ugualmente alla Consulta per porre, però, una questione di conflitto fra poteri dello Stato.

Mamma di Taranto a Napolitano: venga a vedere i nostri bimbi - «Ha firmato la nostra condanna, la condanna di una città sacrificata da anni in nome del profitto più squallido e criminale, abbandonata nelle mani di una famiglia di imprenditori senza scrupoli, plurindagati e pluricondannati e tutt'oggi agli arresti domiciliari o addirittura latitanti». Non usa mezzi termini la signora Tonia Marsella, dell'associazione «Donne per Taranto», fra le tante persone che in questi giorni attraverso i social network e la mail, hanno deciso di scrivere al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dopo la firma del decreto-legge 207 che riguarda l'Ilva di Taranto.

«Venga qui - scrive la donna - venga a visitare i nostri bambini devastati dal cancro (e non solo), li guardi negli occhi e sostenga il loro sguardo, se ci riesce, gli spieghi perché lo Stato ha preferito darli in pasto al Mostro, quel mostro che ha distrutto il nostro mare, violentato la nostra terra, insozzato il nostro cielo. Dica alle loro mamme che la malattia e la morte del figlio è necessaria altrimenti cala il Pil!!!».