14 luglio 2024
Aggiornato 03:00
Siderurgia | Inchiesta Ilva

Ferrante: Rischioso chiudere gli impianti entro il 14 dicembre

Il Presidente dell'ILVA: «L'applicazione della disposizione dei custodi giudiziari allo sbarco delle materie prime determinerà effetti devastanti per l'Ilva dovuti alla fermata, non in sicurezza, di tutti gli impianti dell'area a caldo»

TARANTO - Il presidente dell'Ilva Bruno Ferrante ha scritto ai custodi giudiziari (Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento) ed al pool di magistrati della procura ionica che indaga sul disastro ambientale per comunicare che la recente limitazione dell'approvvigionamento di materie prime in porto rischia di portare al blocco dello stabilimento siderurgico di Taranto entro metà dicembre. Secondo quanto scrive Ferrante «l'applicazione della disposizione dei custodi giudiziari allo sbarco delle materie prime determinerà effetti devastanti per l'Ilva dovuti alla fermata, non in sicurezza, di tutti gli impianti dell'area a caldo entro il 14 dicembre con conseguente esposizione a gravi rischi di incidente rilevante e danni irreparabili agli impianti».

La direttiva dei custodi dello scorso 12 novembre, finalizzata a contenere le emissioni inquinanti dello stabilimento derivanti dallo spolverio di minerali depositati dal vento sulla città, limita a 15000 tonnellate gli sbarchi di minerali nel porto in uso all'Ilva o comunque ad approvvigionamenti non superiori ai 15 giorni di giacenza.

«Le limitazioni imposte dai custodi causano costi aggiuntivi all'Ilva per oltre 12 milioni di dollari». L'Ilva inoltre sottolinea che gli armatori potrebbero chiedere i danni o peggio non acconsentire allo scarico parziale delle materie prime trasportate.

Già nei giorni scorsi l'ingegner Vincenzo Dimastromatteo, responsabile area altiforni dell'Ilva, scrisse ai custodi che pur con l'autorizzazione ricevuta, le materie prime per il reparto agglomerato sarebbero finite almeno un giorno prima del prossimo sbarco previsto per il 30 novembre con prevedibili fermate impiantistiche dalle conseguenze non quantificabili. L'ingegnere anticipò che il ritardo dello sbarco di due motonavi provoca ad Ilva un danno economico di 526 mila dollari. L'Ilva tuttavia, secondo quanto stabilito dalla magistratura, non ha facoltà d'uso degli impianti sequestrati anche se a tutt'oggi, ad oltre tre mesi dal sequestro, continua a produrre.