Ilva, per il Riesame la dirigenza sapeva di inquinare
Per i giudici del Riesame non ci sono dubbi sulle responsabilità dell'inquinamento ambientale dell'area dello stabilimento dell'Ilva di Taranto, determinato nel corso degli anni. Clini: «Lavoriamo nella stessa direzione dei giudici». L'azienda intanto valuta il ricorso in Cassazione
TARANTO - Per i giudici del Riesame non ci sono dubbi sulle responsabilità dell'inquinamento ambientale dell'area dello stabilimento dell'Ilva di Taranto, determinato nel corso degli anni «attraverso una costante e reiterata attività inquinante posta in essere con coscienza e volontà, per la deliberata scelta della proprietà e dei gruppi dirigenti» dell'Ilva.
I giudici del Riesame di Taranto, Morelli, Ruberto e Romano, nel confermare il sequestro senza facoltà d'uso dell'area a caldo dello stabilimento tarantino a cui sono stati posti i sigilli lo scorso 25 luglio, hanno ribadito anche gli accertamenti svolti sulla qualità dell'aria, del suolo e dei reparti animali, dai periti del gip durante l'incidente probatorio. Nel provvedimento, composto di 123 pagine, non ci sono dubbi sulle responsabilità di questo disastro «determinato nel corso degli anni, sino ad oggi, attraverso una costante e reiterata attività inquinante posta in essere con coscienza e volontà, per la deliberata scelta della proprietà e dei gruppi dirigenti».
SEQUESTRO CONFERMATO - Così come sono adesso, gli impianti sequestrati, sono pericolosi e necessitano di lavori di adeguamento. E' dunque confermato il sequestro senza facoltà d'uso per gli impianti Ilva di Taranto, con la possibilità affidata ai custodi giudiziari di fermare gli impianti.
Fra le 123 pagine di motivazioni, un capitolo è dedicato alle esigenze cautelari degli otto indagati. I giudici tarantini chiamati a rivedere l'ordinanza di arresto ai domiciliari per Emilio e Fabio Riva, per il direttore dello stabilimento Capogrosso e per cinque dirigenti delle aree sequestrate, confermano l'arresto dei primi tre ed il pericolo di reiterazione dei reati e di inquinamento delle prove e ribadiscono «la spiccata pervicacia, spregiudicatezza e capacità a delinquere di cui i Riva ed il Capogrosso, quali organi di vertice della società che gestisce lo stabilimento, hanno dato prova, persistendo nelle condotte delittuose nonostante la consapevolezza della gravissima offensività, per la comunità cittadina ed i lavoratori, delle condotte stesse e delle loro conseguenze penali».
CLINI: LAVORIAMO NELLA STESSA DIREZIONE DEI GIUDICI - «La strada indicata dal Tribunale del riesame è convergente con quella del governo. Lavoriamo nella stessa direzione, ora spetta all'Ilva investire». Così il ministro dell'Ambiente Corrado Clini ha commentato a margine del Meeting di Comune e liberazione a Rimini l'interpretazione del Tribunale del riesame. Difendere l'ambiente non vuol dire bloccare lo stabilimento dell'Ilva di Taranto. Questo aprirebbe la strada a «fenomeni sociali che sarebbero drammatici», ha aggiunto il ministro.
L'ILVA VALUTA RICORSO IN CASSAZIONE - All'indomani del deposito delle motivazioni con cui i giudici del tribunale del Riesame di Taranto hanno confermato il sequestro degli impianti dell'area a caldo dell'Ilva senza facoltà d'uso, i vertici del siderurgico studiano eventuali contromosse.
Domani il presidente del CdA di Ilva Bruno Ferrante incontrerà il collegio di avvocati che assiste l'azienda e gli indagati (ai domiciliari sono il patron del siderurgico Emilio Riva, suo figlio Fabio Riva, fino a pochi giorni fa presidente del CdA e l'ex direttore dello stabilimento tarantino Luigi Capogrosso) per valutare la possibilità di ricorrere in Cassazione contro il provvedimento firmato dai magistrati tarantini.
«C'è un'alta probabilità che si presenti ricorso in Cassazione contro la conferma dei domiciliari per i due Riva e per Capogrosso - annuncia il penalista Egidio Albanese, uno dei legali dell'Ilva - quanto al sequestro domani si deciderà la strada da intraprendere».
Sul fronte dell'accusa, nei prossimi giorni il pool di magistrati che si occupa dell'inchiesta per inquinamento e disastro ambientale, composto dal procuratore capo Franco Sebastio, dall'aggiunto Pietro Argentino e dai sostituti Giovanna Cannarile e Mariano Buccoliero, incontrerà i custodi giudiziari nominati dal gip per stabilire il da farsi in base all'impostazione indicata dal Riesame, quella cioè di decidere se tenere in funzione gli impianti o spegnerli con l'obiettivo di risanarli ed interrompere le attività inquinanti pericolose per la salute e la vita dei cittadini. «Molto dipenderà - dichiara il procuratore della Repubblica di Taranto Franco Sebastio - dalla disponibilità economica da parte dell'industria ad investire nella direzione indicata dal tribunale del Riesame».
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