26 gennaio 2020
Aggiornato 18:30
La riforma del mercato del lavoro

Lavoro: Giarda, ddl alle Camere dopo il ritorno di Monti dall'Asia

Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento: Ancora non ho firmato nulla, non mi è stato sottoposto un testo. Bersani: Pronti a garantire tempi certi al decreto. Alfano: Se si riaprono i giochi, si riaprono per tutti. Fassina: Monti riconosca problema articolo 18 e avremo soluzione

ROMA - Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda non conferma che l'esame del ddl sulla riforma del mercato del lavoro inizierà dal Senato, ma si limita a ribadire che il testo verrà presentato alle Camere «dopo il ritorno del presidente Monti» dall'Asia. Ritorno previsto per la serata di lunedì 2 aprile.
«Non ho ancora firmato nulla, nulla non mi è stato sottoposto», risponde Giarda - al termine della capigruppo di palazzo Madama - a chi gli chiede se il ddl partirà dal Senato. Quanto ai tempi, sarà presentato «certamente dopo il ritorno del presidente Monti».

Bersani: Pronti a garantire tempi certi al decreto - «I nostri capigruppo si sono pronunciati nettamente, siamo pronti a tenere anche i tempi del decreto». Pier Luigi Bersani, a Otto e mezzo, ha assicurato che sulla riforma del mercato del lavoro il Pd garantirà tempi certi per l'approvazione. «Ci sono cose da aggiustare, i contributi ai parasubordinati, la mobilità per gli ultra 55enni - ha spiegato il segretario del Pd - siamo pronti a trovare una soluzione sull'art. 18. Non drammatizziamo».

Alfano: Se si riaprono i giochi, si riaprono per tutti - Il segretario del Pdl, Angelino Alfano, incontrando i senatori a Palazzo Madama ha ribadito che «il tema del lavoro è centrale e l'ipotesi di riforma prospettata da Monti va nella giusta direzione». «Ma se si riapre la partita, si riapre per tutti», avrebbe sottolineato riferendosi alle richieste di modifica avanzate dal Pd.

Gasparri: Non vogliamo guerre di religione su articolo 18 - «Il Pdl non ha alcuna intenzione di ingaggiare guerre di religione sull'articolo 18. Non esiste un partito del lavoro e uno dei licenziamenti, e se ci fosse questa dicotomia, il Pdl sarebbe il partito del lavoro». Lo ha detto il capogruppo in Senato dei pidiellini, Maurizio Gasparri, che sposta l'attenzione sulle modifiche alla cosiddetta flessibilità in entrata: «Da quello che si legge sui giornali, c'è un eccesso di rigidità» nella proposta del governo. Un aspetto che «va approfondito», visto che «c'è un irrigidimento eccessivo rispetto a strumenti che hanno creato nuova occupazione e fatto emergere lavoro nero».

Granata: Parlamento sovrano, ora discussione vera - «Il Parlamento non è a sovranità limitata: sulla riforma del lavoro si discuta per tutelare i diritti e l'innovazione. Il Ministro Fornero sbaglia profondamente a considerare formale il percorso parlamentare della riforma del lavoro: sui diritti dei lavoratori e sulle opportunità per le giovani generazioni occorre equità vera e senso di giustizia». Lo ha dichiarato il vice coordinatore di Futuro e Libertà, Fabio Granata.

Fassina: Monti riconosca problema articolo 18 e avremo soluzione - «Resta il problema dell'art. 18 che divide ma le condizioni perché la riforma passi ci sono. C'è un punto molto serio che riguarda i lavoratori precari e uno che riguarda l'art.18, circa la possibilità del reintegro, su cui noi insistiamo molto. Su questi due punti si lavorerà in Parlamento». E «se il Governo riconoscesse il problema potremmo avere una soluzione innovativa e profondamente condivisa», con la conseguenza che «i tempi per l'approvazione della riforma del lavoro potrebbero essere anche molto brevi». Lo ha affermato il responsabile Economia del Pd Stefano Fassina (PD) a Tgcom24: «Se il Governo riconoscesse il problema legato all'art.18 potremmo avere una soluzione innovativa e profondamente condivisa».

Bondi: Riforma Monti interessa solo al Pdl e nessun'altro - «La domanda alla quale dobbiamo a questo punto rispondere è la seguente: c'è qualcuno in questo nostro povero Paese a cui questa riforma interessi davvero? C'è ancora, oltre al Pdl, un fronte politico e culturale capace di promuovere e di difendere la necessità di una riforma da decenni auspicata da tutte le forze riformiste? C'è soprattutto un'opinione pubblica favorevole a un cambiamento effettivo del nostro Paese, di cui questa riforma non può non essere parte integrante? La risposta è no». Se ne è detto convinto il coordinatore del Pdl Sandro Bondi, in una lettera pubblicata sul Tempo.