12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
La riforma del mercato del lavoro

Lavoro, Monti gela i sindacati: Modifiche solo dalle Camere

Questa strana formula, «salvo intese» - ha precisato il premier ieri dal forum di Confcommercio - significa salvo intese tra i membri del Governo e il Capo dello Stato. Alfano e Bersani uniti su possibile sì definitivo al ddl entro l'estate

CERNOBBIO - Nonostante la distensiva colazione di lavoro in riva al lago con Susanna Camusso, il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha gelato le aspettative dei sindacati, Cgil in primis, sulle loro speranze di avere voce in capitolo nelle modifiche al ddl di riforma del mercato del lavoro. «Questa strana formula, salvo intese - ha precisato il premier ieri dal forum di Confcommercio - significa salvo intese tra i membri del Governo e il Capo dello Stato. Nessuno si illuda che forze importanti, che abbiamo consultato, ma esterne al governo, possano intervenire per modificarne i contenuti».

Abbiamo ascoltato troppo le categorie in passato - Un altolà frutto delle sue convinzioni sulle origini dei tanti «mali» dell'Italia ai quali il suo Governo è stato chiamato a rimediare. Se i politici sperano che i tecnici possano fare cose che la politica in passato non è riuscita a fare per decenni, ha detto a Villa d'Este, è «perché abbiamo ascoltato troppo le categorie in passato». Una valutazione che non vuole però essere un'ingiunzione di resa diretta ai sindacati: «A mio giudizio e a giudizio del mio Governo - ha aggiunto - le parti sociali, senza il cedolino del diritto di veto, sono importanti forse più di prima. Sono corpi intermedi con una funzione essenziale, ma al loro posto».

Alfano: Se fosse una schedina il risultato sarebbe zero - Chiuso il capitolo del confronto con le categorie, resta però apertissimo quello con i partiti che sostengono il Governo. Al «tavolo della pace» con Monti e Camusso hanno preso infatti posto anche Angelino Alfano e Pierluigi Bersani, ma una volte separati, non hanno risparmiato bordate reciproche: «Non possiamo accettare che sui licenziamenti cosiddetti economici la monetizzazione sia la sola via d'uscita» ha attaccato il segretario del Pd. «Quello è un elemento basico dal quale non ci muoviamo». Sul fronte opposto il segretario del Pdl ritiene che la riforma, per come è venuta fuori, «penalizzi il governo in seno alla sua capacità di decidere» perché «non c'è un testo, i tempi non sono certi e lo sciopero Cgil non è stato revocato. Se fosse una schedina il risultato sarebbe zero».

Il Segretario PDL e Bersani uniti su possibile sì definitivo al ddl entro l'estate - L'ex Guardasigilli ha inoltre ribadito che «o si accetta il punto di equilibrio che il governo ha individuato o, se si comincia a lavorare su modifiche, non si può immaginare che avvengano solo sull'articolo 18 e che siano modifiche di un solo colore». D'altro canto Alfano ha anche dato un segnale di ottimismo chiedendo a Bersani e agli altri leader che appoggiano Monti di darsi un obiettivo temporale per il via libera definitivo delle Camere: «Se vogliamo evitare che tutto ciò che è accaduto nelle ultime ore dia l'impressione di intenzioni dilatorie - ha detto Alfano - serve un impegno per concludere il lavoro entro un termine fissato» e anche per Bersani arrivare al traguardo «entro l'estate», come ha auspicato ieri il presidente del Senato Renato Schifani, «è possibile».