17 gennaio 2022
Aggiornato 20:00
La riforma del mercato del lavoro

Lavoro, Monti chiude sul reintegro e valuta intervento sugli Statali

Ma preoccupano le tensioni sociali e rischi Aula. La (quasi) certezza è che la riforma non passerà per un decreto legge. Il dubbio è tra un disegno di legge, un disegno di legge di delega, o un mix: un ddl che sia «operativo» per alcuni articoli, e di delega per altri

ROMA - Il dubbio sullo strumento legislativo per la riforma del mercato del lavoro, la preoccupazione per le tensioni sociali che il no della Cgil potrebbe determinare, quella sul «Vietnam» parlamentare che potrebbe scatenarsi con le critiche del Pd. E la valutazione se intervenire, più o meno rapidamente, anche sul fronte degli statali. Questi i pensieri di Mario Monti, nel giorno che ha visto la conclusione definitiva del negoziato con le parti sociali e che precede l'approdo in Cdm del «documento di policy» elaborato al tavolo di palazzo Chigi.

Si va verso un ddl «misto» - La (quasi) certezza è che la riforma non passerà per un decreto legge. Il dubbio è tra un disegno di legge, un disegno di legge di delega, o un mix: un ddl che sia «operativo» per alcuni articoli, e di delega per altri. Con il ddl che appare più esposto al rischio di «guerriglia» parlamentare, e la delega che invece - rimandando più in là la messa nero su bianco dei temi più spinosi - potrebbe facilitare il percorso legislativo. Con tempi però, e questa è la controindicazione, più lunghi. Ma si deciderà solo domani, quando il Consiglio dei ministri si riunirà per valutare il documento di policy elaborato al tavolo con le parti sociali e per approvare «salvo intese» l'articolato, senza bisogno di ulteriori passaggi in Consiglio. E comunque, nella discussione di domani al Cdm l'opzione decreto verrà comunque presa in considerazione: appare improbabile, spiegano fonti di governo, anche viste le perplessità fatte filtrare dal Colle, ma non è una possibilità esclusa a priori.

Domani la proposta definitiva sull'articolo 18 - Sempre domani si dovrebbe arrivare alla stesura definitiva dalla proposta del governo sull'articolo 18: nessuna marcia indietro sui licenziamenti economici, per i quali - hanno ripetuto per tutto il giorno il premier e il ministro Elsa Fornero - resterà solo la possibilità dell'indennizzo, non quella del reintegro. A meno che il lavoratore non riesca a dimostrare che il licenziamento - motivato dall'azienda con ragioni economiche - sia in realtà discriminatorio. Su questo Monti si è impegnato ad evitare «abusi», ma da palazzo Chigi spiegano che non cambierà la norma: sarà semplicemente chiarito più esplicitamente che le aziende non potranno sfruttare questo canale oltre le sue finalità.

E poi c'è il tema statali. In conferenza stampa Fornero ha glissato, ha rimandato alla responsabilità di Filippo Patroni Griffi per quel che riguarda la Funzione pubblica. Ma ha anche detto che il governo dovrà «valutare» come intervenire. E fonti dell'esecutivo spiegano che «sì, il governo potrebbe porsi il problema di cambiare regime anche nel pubblico impiego, visto il passo avanti molto significativo nel settore privato». Tanto che la suggestione che si registra in ambienti della maggioranza è un 'bilanciamento' tra l'intervento allargato agli statali e qualche concessione sul fronte dei licenziamenti economici come chiedono Cgil e Pd, per evitare quelle tensioni sociali che sembrano preoccupare il premier. Suggestione che però viene respinta da fonti di governo. Tanto che la risposta di Fornero alle difficoltà del Pd è apparsa gelida: «E' una buona riforma, spero che tutto il Pd se ne convinca. E comunque il Parlamento è sovrano».