Lavoro, Fornero: Sindacati dialoganti, partiti col piede giusto
Il Ministro del Welfare: «Credo ci rivedremo la prossima settimana». Cicchitto: «Siamo perplessi, metodo diverso dalle liberalizzazioni». Quagliariello: «Governo non usi due pesi e due misure o...»
ROMA - All'incontro tra il governo e le parti sociali che si è svolto questa mattina a Palazzo Chigi i sindacati sono stati «dialoganti». Lo ha detto il ministro del Welfare, Elsa Fornero, interpellata dai giornalisti a Montecitorio. «Infatti - ha aggiunto - abbiamo dialogato per quattro ore».
Ai cronisti che le domandavano se quindi si fosse partiti col piede giusto, Fornero ha risposto: «Secondo me sì». Quindi il ministro ha concluso: «Credo ci rivedremo la prossima settimana».
Cicchitto: Siamo perplessi, metodo diverso dalle liberalizzazioni - Il Pdl è «fortemente perplesso» per la decisione del Governo di non usare lo strumento del decreto per la riforma del mercato del lavoro. Lo dice il presidente dei deputati Pdl Fabrizio Cicchitto: «E' ragione di fortissima perplessità il fatto che si seguano due criteri diversi per ciò che riguarda le liberalizzazioni e ciò che riguarda la riforma del mercato del lavoro. Nel primo caso la massima velocità e urgenza, con un decreto malgrado la complessità, l'eterogeneità e la corposità della materia, nel secondo caso un disegno di legge in tempi inevitabilmente assai lunghi».
«Comunque - conclude - sulle liberalizzazioni noi siamo in linea di principio favorevoli, ma è evidente che - decreto o non decreto - alcune materie richiedono modifiche».
Quagliariello: Governo non usi due pesi e due misure o... - Rinunciare allo strumento del decreto per la riforma del mercato del lavoro significherebbe difendere lo «status quo», secondo il vice-presidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello, si darebbe l'impressione di usare «due pesi e due misure» e questo avrebbe «conseguenze». «Nessuno sottovaluta la complessità e la delicatezza della questione sociale e nessuno vuol fare corporativismo, ma l'annunciata intenzione del governo di affrontare con un disegno di legge la riforma del mercato del lavoro dopo aver investito con un decreto di quasi cento articoli il tema delle liberalizzazioni, delle categorie e delle professioni, per giunta con l'esplicito invito ad astenersi da modifiche in sede di conversione parlamentare sta a significare che evidentemente per l'esecutivo c'è necessità e necessità, e c'è urgenza e urgenza».
Aggiunge Quagliariello: «Non abbiamo motivo di dubitare che il presidente Monti sia in buona fede quando afferma che sul lavoro i tempi non possono essere lunghi, ma il premier non può non sapere che in un contesto come quello attuale avviare la riforma del lavoro attraverso un disegno di legge impegnando su di essa il Parlamento per i prossimi mesi significa non fare nessuna riforma e lasciare le cose come sono. Non si tratta di una difesa d'ufficio delle corporazioni, ma della ovvia considerazione per la quale in un momento di difficoltà per il Paese la richiesta di sacrifici ha un senso se riguarda tutti con la medesima sollecitudine. In caso contrario, si accrediterebbe l'impressione di una volontà persecutoria e punitiva nei confronti di alcune categorie sociali e di una sostanziale difesa dello status quo nei confronti di altre. Se il metro che il governo intende adottare nella risposta all'emergenza è quello dei due pesi e delle due misure, questo non potrà non avere le sue conseguenze nell'atteggiamento di forze politiche che hanno fin qui condiviso lealmente la gravosa responsabilità di sostenerlo».
- 01/12/2016 Firmato il nuovo contratto dei metalmeccanici. Come vince il modello Marchionne
- 13/09/2015 Squinzi ai sindacati: «Contratti innovativi per tornare a competere»
- 13/09/2015 Furlan: «Dobbiamo lavorare da subito a nuovo modello contrattuale»
- 13/09/2015 «Intanto rinnoviamo i contratti, poi discutiamo»