9 dicembre 2019
Aggiornato 13:00
La crisi del debito in Europa

«C'è chi ha interesse a destabilizzare l'Euro»

Il commissario UE agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, intervenendo sul declassamento operato venerdì sera da Standard & Poor's su nove paesi dell'Eurozona, ha messo pesantemente in dubbio l'imparzialità e l'oggettività delle analisi delle agenzie di rating

BRUXELLES - Il commissario Ue agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, intervenendo sul declassamento operato venerdì sera da Standard & Poor's su nove paesi dell'Eurozona, ha messo pesantemente in dubbio l'imparzialità e l'oggettività delle analisi delle agenzie di rating, durante un'intervista alla rete finlandese Yle Tv1. «Bisogna ricordare - ha detto il commissario - che le agenzie di rating non sono arbitri oggettivi o istituti di ricerca imparziali, ma che hanno i loro propri interessi e agiscono molto secondo i termini del capitalismo finanziario americano». Rehn ha aggiunto che qualcuno sicuramente ha fatto molti profitti grazie alla destabilizzazione dell'euro.

UE: Abbiamo chiesto più trasparenza - «Il fatto stesso che i tassi d'interesse o i rendimenti dei titoli di Stato aumentano significa che c'è qualcuno che ci guadagna», ha osservato a Bruxelles un portavoce della Commissione, Olivier Bailly, commentando le parole del commissario. Bailly ha sottolineato che spesso non si sa neanche chi siede nei consigli d'amministrazione delle agenzie di rating, e se si tratti di investitori che hanno interesse a speculare sulla destabilizzazione dell'euro. «Per questo - ha ricordato il portavoce - abbiamo chiesto più trasparenza e meccanismi contro i conflitti d'interesse» nella proposta di riforma delle agenzie di rating che la Commissione ha presentato il 15 novembre scorso.
«Crediamo - ha detto Bailly - che l'Ue collettivamente e gli Stati membri individualmente abbiano intrapreso e continueranno a intraprendere le azioni necessarie per sostenere la ripresa dell'economia europea, e questo vale anche per quanto riguarda il consolidamento di bilancio, il rafforzamento della governance economica con il Six Pack e i negoziati sul nuovo trattato sul Fiscal Compact, le reti di protezione (backstop) e il sostegno al settore bancario europeo».
Bailly ha ribadito la posizione della Commissione secondo cui la decisione di S&P è «incoerente nella sostanza» e «incomprensibile nella tempistica», visto che è giunta «proprio quando c'erano segnali positivi sui mercati (giovedì e venerdì scorsi, ndr) con i tassi d'interesse sui titoli pubblici in netta discesa», in particolare per Italia e Spagna. Il portavoce ha anche criticato la «poca solidità» delle valutazioni delle agenzie di rating sulla situazione degli Stati membri, rispetto alle analisi della Commissione, basate su scambi confidenziali mensili con le amministrazioni nazionali.
«L'idea espressa da S&P secondo cui l'azione dell'Ue focalizzata solo sulle misure di austerità - ha detto ancora Bailly - è basata su una percezione sbagliata e non tiene conto della 'strategia gemella' della Commissione, che mira da un lato al consolidamento di bilancio e dall'altro a misure per la crescita e l'occupazione attraverso le riforme strutturali. Misure e riforme di vasta portata - ha concluso il portavoce - che diversi Stati membri hanno già adottato o stanno adottando, che stanno dando risultati che ci aspettiamo abbiano un impatto significativo a medio termine».