13 giugno 2024
Aggiornato 10:00
Riforma del mercato del lavoro

Lavoro, PD e Sindacati dicono no alla bozza sull'articolo 18, Monti frena

Il Segretario dei Democratici Bersani: Non ragiono sulle bozze, noi abbiamo una proposta concreta: Apprendisti per 3 anni poi arriva l'articolo 18. Damiano: Le ipotesi nella bozza del Governo sono inaccettabili

ROMA - Ancora indiscrezioni su possibili deroghe all'articolo 18, in questo caso però non si tratta di voci, ma di una vera e propria bozza del decreto sulle liberalizzazioni: anticipazioni che hanno subito scatenato la reazione delle categorie interessate e che hanno fatto scattare Pd e sindacati. Rivelazioni incendiarie, tanto più che proprio domani Cgil-Cisl-Uil si incontreranno per mettere a punto la piattaforma da presentare al Governo. Per questo già ieri sera il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà aveva smentito e per lo stesso motivo oggi tra palazzo Chigi e parti interessate, Pd compreso, c'è stato uno scambio di contatti: «Le cose non sono affatto in questi termini», hanno assicurato dal Governo.

Bersani: Non ragiono sulle bozze - Si vedrà quale sarà il testo definitivo, Pier Luigi Bersani però ha voluto chiarire: «Non ragiono su bozze, noi abbiamo una nostra proposta sul mercato del lavoro, vogliamo vedere gli atti del governo, è inutile fare discussioni virtuali che creano solo agitazione. Io certo non ho difficoltà a dire quello che mi va e quello che non mi va in un quadro di lealtà e trasparenza». In privato, Bersani ha fatto capire al Governo che sarebbe un errore non ascoltare i sindacati, e sarebbe un problema per lo stesso Monti dividere il Pd. Del resto, spiega una fonte di Governo, Monti si è dato un percorso: se i sindacati vanno ognuno per conto proprio, il Governo prende in mano il dossier lavoro e fa una proposta, ma se sono uniti e presentano una proposta ragionevole, non sarà il Governo a ribaltare il tavolo. E nel Pd c'è chi ipotizza che nello stesso Governo ci siano linee diverse al riguardo del mercato del lavoro.

La proposta del Pd: Apprendisti per 3 anni poi arriva l'articolo 18 - Possibilità di essere licenziati durante i primi tre anni, con indennizzo per chi viene mandato via, poi assunzione a tempo indeterminato, con la protezione dell'articolo 18 per il lavoratore e uno sconto fiscale di tre anni per l'azienda: è questo il fulcro della proposta del Pd sulla riforma del mercato del lavoro illustrata oggi dal responsabile economia del partito Stefano Fassina al «forum sul lavoro» organizzato dai democratici. Una proposta che prevede anche la «drastica riduzione delle forme contrattuali precarie», la «limitazione per ogni impresa del'utilizzo dei contratti a tempo determinato» e «l'eliminazione dei vantaggi di costo delle forme contrattuali flessibili residue».
Il Pd, inoltre, propone una «indennità di disoccupazione universale e tutele fondamentali» valide per «tutte le tipologie di lavoro» da inserire «nel quadro di una complessiva riforma degli ammortizzatori sociali». Inoltre, bisogna fissare un «compenso minimo orario, determinano in relazione ai minimi dei contratti nazionali di riferimento per i rapporti di lavoro fuori dal contratto nazionale» e il «potenziamento dei servizi pubblici» per favorire il lavoro femminile, oltre al «ripristino delle norme di contrasto delle 'dimissioni in bianco' e l'universalizzazione della maternità». I democratici propongono anche di «sinergie» con il «no profit», di «formazione professionale e formazione continua», di «defiscalizzazione per i primi tre anni di attività di imprese avviate da giovani», regolazione e remunerazione degli stage, riforma del processo del lavoro e introduzione di uno Statuto per i lavoratori autonomi e i professionisti».

Damiano: Le ipotesi nella bozza del Governo sono inaccettabili - L'ipotesi di eliminare l'articolo 18 per le fusioni tra aziende con meno di 50 dipendenti sarebbe «inaccettabile» e comunque questo tema non c'entra niente con le liberalizzazioni. Lo dice il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano, commentando la bozza sulle liberalizzazioni diffusa questa mattina: «Vorremmo avere un chiarimento dal governo a proposito del testo circolato sul tema delle liberalizzazioni. Se dovesse essere confermata la scelta di considerare, nel caso di fusioni tra più aziende, la soglia dei 50 dipendenti come limite al di sopra del quale applicare l'art. 18, ci troveremmo di fronte a un inaccettabile cambiamento dell'attuale normativa».
Aggiunge Damiano: «Non si può agire in modo indiretto su un tema così delicato che riguarda il mercato del lavoro, anche perché esso sarà oggetto di trattativa con le parti sociali. Inoltre, questa soluzione favorisce un'interpretazione forzata: che la crescita dimensionale delle imprese sia impedita dalle tutele previste in caso di licenziamento».