27 maggio 2020
Aggiornato 17:30
Cooperative agricole e distribuzione organizzata

Commercio, cresce la quota dei prodotti delle cooperative agricole sugli scaffali della GDO

Il 50% dei prodotti ortofrutticoli e del vino venduto nelle insegne Coop, Conad, Crai e Sigma provengono dalle cooperative agroalimentari. Gardini (Fedagri): «È la prova del legame stretto e virtuoso che lega la componente agricola e quella distributiva della filiera cooperativa»

BOLOGNA - Cooperative agricole e distribuzione organizzata: un rapporto strutturato e virtuoso, consolidato da cifre che crescono di anno in anno. Oggi una bottiglia di vino su due presenti sugli scaffali delle insegne cooperative della distribuzione organizzata (Coop, Conad, Crai, Sigma) proviene dalle cooperative agricole. E nel comparto ortofrutticolo la percentuale supera, da nord a sud, il 50%: oltre la metà dei contratti di fornitura di frutta e verdura – e circa un terzo degli altri prodotti agroalimentari (latte, formaggi, pasta, ecc.) – vengono siglati dalle insegne distributive con imprese o consorzi cooperativi.

Questo uno dei principali dati emersi nel corso della prima Assemblea unitaria delle organizzazioni cooperative agroalimentari Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Agci-Agrital svoltasi oggi a Bologna.

«Sono numeri – ha dichiarato il presidente di Fedagri-Confcooperative Maurizio Gardini anche a nome di Giovanni Luppi (Legacoop) e di Giampaolo Buonfiglio (Agci-Agrital) – che attestano il legame positivo esistente tra la componente agricola e quella distributiva della filiera cooperativa. Un legame che intendiamo consolidare nella direzione di una più forte valorizzazione dei prodotti forniti dalle cooperative. Il nostro impegno è quello di accrescere nel prossimo triennio questa percentuale».

Nel contempo la cooperazione si è dichiara disponibile ad aprire un dialogo proficuo con tutta la Grande Distribuzione che opera nel nostro Paese per arrivare a delle intese che escano dalla logica del «prezzo basso» a vantaggio del «prezzo giusto» o meglio ancora del «prezzo equo», quello cioè che consente a tutti gli attori della filiera di poter avere il riconoscimento minimo del lavoro svolto.

A tal fine le organizzazioni cooperative hanno rinnovato la loro proposta di lavorare per giungere ad un accordo tra produzione e grande distribuzione che impegni le due componenti al rispetto di regole precise, in particolare in merito ai tempi di pagamento, alla garanzia di un prezzo minimo ai produttori, all’etichettatura dell’origine dei prodotti e alla gestione delle politiche di vendita sottocosto.

Altre collaborazioni allo studio sono la possibilità di far gestire spazi di vendita direttamente ai produttori organizzati e la sperimentazione di progetti economici condivisi (co-imprenditorialità o co-marketing) per definire congiuntamente tipologia di prodotto, formato, marchio e prezzo finale.

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